Che cosa ha fatto Penelope nei vent’anni di attesa del ritorno di Ulisse? A parte fare e disfare la tela e difendersi dalle avances dei Proci, come da vulgata. Che cosa ha vissuto, davvero, il suo uomo durante il lungo viaggiare per mare? Oltre agli episodi mitici come carta cantò. Il progetto teatrale “Duepenelopeulisse”, di scena al Piccolo Bellini fino a domenica 5 novembre, dispiega in un’ora la dimensione privata di un rapporto che ancora oggi è sinonimo di paziente attesa ed emozionante ritorno. Pino Carbone dirige dal vivo, interagendo con gli attori, uno spettacolo impetuoso e nervoso, gridato, sussurrato, declamato e quasi cantato. Anna Carla Broegg, anche coautrice insieme al regista, e Giandomenico Cupaiuolo s’immergono, in tutti i sensi, nella sfida, nel loro quadrato di palloncini azzurri. Un mare di elio in cui annegare i cattivi pensieri (“chi cazzo è Calypso?” – sbotta Penelope leggendo il diario di viaggio portatole da Ulisse) e dare un senso all’incontro tanto atteso. Nella folle altalena tra melodramma spinto e sit-com con tanto di risate registrate, lo spettacolo incolla la mente predisponendola all’Ascolto, ad un’inedita attenzione. Merito degli ottimi interpreti, senza dubbio, ma anche di una regia che – paradossalmente – pur essendo fisicamente presente, con Carbone assiso a bordo palco, lascia sciogliere i nodi tensivi in modo naturale e quasi asettico. E così Penelope ed Ulisse, lasciati a loro stessi, regalano frammenti di cruda verità, lui con sghembi balletti e sgangherate canzoni, lei con urla ancestrali e pagine e pagine di diario dell’assenza, che non hanno fatto la storia come l’Odissea, ma oggi come allora sanno parlare d’amore. Lampi di vita, prima di tornare ad indossare maschere.

Antonio Mocciola