Intervista all’artista Alessia Moio

Puoi segnalarci i tuoi studi?

Al di là degli studi ordinari come quelli eseguiti al Conservatorio San Pietro a Maiella per il conseguimento del Diploma in mandolino e la scuola di canto e di recitazione sia in Roma e in Napoli  sono anche appassionata della ricerca musicale e letteraria.

 

Puoi indicarci le tue passioni giovanili?

Io sono sempre stata innamorata del canto come impostazione Classica. Intendo la Canzone come struttura letteraria, nel senso Petrarchesco o Di Giacomiano del termine,cioè quando la Poesia si fa struttura di grande emozione.

 

Puoi sottolineare i tuoi primi passi nel mondo dello spettacolo?

Dopo i primi consensi alle mie acerbe interpretazioni in famiglia, un giorno decisi per necessità economica di cimentarmi  nella Posteggia che fu un esperienza che resta ferma in me come ricordo e che mi è servita tanto.

 

Con quali personaggi di tono hai lavorato, sino a oggi?

Spesso è la ragione di mercato che trionfa, ed ad onor del vero io ho sempre preferito scegliere la via della vera arte.

 

 

Hai lavorato lontano da Napoli, e dove e con chi?

Si, ho lavorato un po’ qua e un pò là nell’Italia meridionale, purtroppo, però non con ditte di fama nazionale e/o  internazionale.

 

 

Credi che Napoli possa essere “rappresentata” solo su piani antichi e/o passati?

Un dato certo del Teorema rivela che poche sono le eccellenze artistiche che possano esprimere un’ accettabile napoletanità ; penso, ad esempio, ad un E. Gragnaniello, ad un  P. Daniele, ad un  M. Ranieri, E. Avitabile tanto per citarne dei nomi.

 

 

Quali elementi nuovi potrebbero essere inseriti per un aggiornamento di calibro e per una migliore visione contemporanea?

R : purtroppo occorrono anni e anni forse secoli per trovarci al cospetto di scatti qualitativi sia nell’ambito teatrale che quello musicale. Faccio un esempio: da Sofocle a Shakepeare  quanto tempo è intercorso ?

Così tra un Moliere ed un Pirandello?….. Insomma sembra un paradosso ma purtroppo è così una quantità enorme di mediocrità  prepara il Genio.

 

Grandi artisti di caratura hanno con particolare carattere elevato la scena napoletana, dal teatro alla musica. Cosa manca agli artisti attuali? Verve e/o ricerca?

Sicuramente la ricerca è importante ma è noto il calo di fantasia che si registra.

Eduardo ad es. ebbe a dire che più che la tecnica per il teatro occorre la fantasia.

 

Puoi raccontarci gli ultimi anni del tuo lavoro?

In questi ultimi anni è stata per me una lunga ricerca di cosa volevo veramente dal mio lavoro, cercavo significazioni alte, importanti, che potessero avvalorare la mia artisticità. Dicevo amo la ricerca e quest’anno ho avuto la fortuna di incontrare uno studioso come il Poeta-attore-regista e giornalista Ciro Ridolfini proveniente da grandi insegnamenti come la scuola Mario Ciampi in ambito teatrale, Vittorio Viviani professore nell’ambito delle lettere e storia, Antonio Ghirelli come Maestro di  giornalismo e per concludere nell’ambito della poesia con la lezione di Pier Paolo Pasolini. Questo mio incontro con Ridolfini è stato per me un respiro maggiore per il mio profilo di artista infatti è stato proprio lui ad intercettare la canzone più bella di Napoli scritta dal Poeta del cuore Libero Bovio con la musica di E, De Curtis, parlo di “ Mandulinata “ una chicca rara del 1917 caduta nell’oblio dopo il debutto alla Piedigrotta di quell’anno. La ricerca è piaciuta tanto anche all’accorto studioso Gianni Cesarini che, con un suo gradito elogio della mia interpretazione, ha sicuramente dato valore e prestigio al mio studio e recupero di Mandulinata che sussiste in you tube per la prima volta completa dell’intero corpus poetico.

 

Quale spettacolo ti ha dato più soddisfazione?

al momento Chantosamente & Scugnizza, seppure sto affrontando un nuovo studio su costruzione, ricerca e regia di C. Ridolfini per la stagione teatrale 19/20 con la speranza di avere anche lei Signor Vitiello in sala ad ascoltarmi.

Chantosamente & Scugnizza ha rivelato in me la voglia di dare un mio umile contribiuto artistico a quello che era il varietè di una volta che faceva leva su un unico artista, che, con versatilità e studio offriva una Napoli varia in senso classico compiuto.

 

Puoi dettagliare i tempi e gli episodi del tuo ultimo spettacolo?

La rivisitazione attenta sul “genere Viviani” come per esempio l’arte di Totò o macchiette femminili, omaggi a Poeti come Libero Bovio e una personale escursione sui personaggi attuali che in un certo modo hanno contribuito ulteriormente a rendere famosa Napoli e la sua canzone in tutto il mondo.

 

Maurizio Vitiello