Una lettura alternativa ed intrigante dell’episodio biblico, con un sospetto di antisemitismo

Per mettere in scena la vicenda di Abramo e Isacco ci vuole coraggio. Tanto più se l’autore, uomo di profonda e raffinata cultura, non svolge principalmente l’attività di drammaturgo.

Eppure, alla prova dei fatti, lo spettacolo funziona.

Nell’impresa si sono cimentati due figure storiche del teatro Kismet, Teresa Ludovico e Augusto Masiello, assieme ad altri più giovani attori.

Abramo di Ermanno Bencivenga

L’autore è Ermanno Bencivenga, filosofo kantiano, non credente, a suo tempo uno dei tanti cervelli in fuga che, nel Nuovo Mondo, hanno avuto l’opportunità di realizzare ciò che in Italia non erano riusciti a fare: studiare e insegnare.

Il testo originale ripropone l’inquietante episodio biblico, ma privo di ciò che lo stesso Bencivenga definisce un happy end hollywoodiano: Abramo, in effetti, uccide il figlio prediletto, obbedendo perinde ac cadaver alla terribile richiesta, formulata in nome del Dio da due bizzarri messaggeri.

Isacco ritornerà a casa, in una sorta di inattesa resurrezione, ma non prima che si sviluppi un violento scontro fra Sara e Abramo, ove non solo si dibatte il problema del contrasto fra fede e ragione, ma anche dei rapporti fra le generazioni, fino all’invidia che la vecchiaia può provare per il turgore vitale della giovinezza.

Molta carne al fuoco, che il filosofo Bencivenga ammannisce con ricchezza di analisi, in un testo che la riduzione drammaturgica e la regia di Teresa Ludovico, pur senza rinunciare ad affrontare gli impegnativi temi che scaturiscono dal testo originale, sfronda e alleggerisce, anche con estrosi inserimenti musicali: stornellate, pop music, motivi d’antan, come Violino zigano. Il contrasto fra le generazioni emerge con evidenza anche figurativa, grazie al generoso, atletico talento coreutico – oltre che attorale – di Domenico Indivieri, un ficcante Isacco che si pone in rapporto dialettico con la coppia degli anziani genitori, cui la stessa Ludovico e Augusto Masiello prestano le rispettive, tormentate maschere di attori di razza.

Di notevole supporto al risultato spettacolare l’astratta, geometrica linearità della scenografia di Vincent Longuemare: alte pareti di persiane bianche dalle alette mobili ingabbiano la scena, che un abile disegno luci riesce a plasmare, adattandola con efficacia alle diverse atmosfere, ora cupe, ora solari.Abramo di Ermanno Bencivenga

Notevole anche il contributo dei personaggi secondari, dall’intendente Eliazar (Christian Di Domenico), ai due strampalati messaggeri (Michele Altamura, che si esibisce col clarinetto, e Gabriele Paolocà, che reca con sé una gabbietta contenente un improbabile Spirito Santo).

Ma questo quadro composito, spesso ironico e leggero quasi da opera pop, trovano spazio concetti e riflessioni di notevole spessore, che lasciano il segno: “Altre persone si presenteranno in nome di Dio e chiederanno torture, massacri, sventramenti e decapitazioni”.

Sconcerta, tuttavia, una delle battute finali. Nel testo biblico che conclude l’episodio, Dio si rivolge ad Abramo: “Io ti colmerò di benedizioni e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; e la tua discendenza s’impadronirà delle città dei suoi nemici (Genesi 22,17). Qui è Sara che esorta Isacco, con inattesa ferocia, a distruggere senza pietà i nemici: “Non aspettare che vengano ad assalire la tua casa; vai a cercarli, a stanarli dalle loro dune e dalle loro oasi, metti a ferro e fuoco le loro tende, fracassa le teste dei loro figli sulla pietra e sventra le loro donne gravide, lascia le loro carcasse agli sciacalli e agli avvoltoi. […]. Farai piazza pulita dei vermi che abitano sul tuo terreno, sul terreno che è tuo per diritto divino. Non ti assocerai a loro, non permetterai che vivano sotto il tuo stesso cielo; li passerai a fil di spada tutti, in nome del Signore, Dio degli eserciti”.

Abramo di Ermanno Bencivenga

Abramo di Ermanno Bencivenga Teatro Filodrammatici di Milano

 

L’Antico Testamento – si sa – non è precisamente un testo pacifista, e immagino che l’autore abbia tratto quelle parole dalle Sacre scritture (non però dal succitato Genesi 22). Tuttavia, a sommesso parere dello scrivente quella battuta è infelice ed inopportuna: si riverbera con troppa facilità, e parzialità, sull’annoso, tormentato conflitto arabo-israeliano.

Ed è un peccato, perché ciò getta un’ombra di fastidioso antisemitismo su uno spettacolo di pregevole fattura, che sollecita riflessioni di più ampio respiro.

Claudio Facchinelli

 

Abramo, di Ermanno Bencivenga

Adattamento e regia Teresa Ludovico; con Augusto Masiello, Teresa Ludovico, Christian Di Domenico, Michele Altamura, Gabriele Paolocà, Domenico Indiveri

Spazio scenico e luci di Vincent Longuemare

Produzione Teatri di Bari/Kismet

Visto il 7 aprile 2017 al Teatro Filodrammatici di Milano