“Verso la libertà”, al Teatro Sannazaro
gli orrori passati e presenti di un’eterna guerra

 

“Verso la libertà” approda al Teatro Sannazaro di Napoli, portando un tema tristemente attuale: la guerra ed i suoi orrori. Adattando il noto film “Train de Vie – Un treno per vivere” di Radu Mihăileanu, Stefano Ariota dirige con mano asciutta e buon dinamismo Giuseppe Brandi, Antonio Cilvelli, Emanuele Di Simone, Francesco Petrillo e Ciro Scherma, nei panni di cinque amici ebrei che vivono in un villaggio nell’entroterra slava. Mentre si preparano ad organizzare un banchetto con musica, danza e giochi, uno di loro sopraggiunge sconvolto, dopo aver ricevuto la notizia dell’arrivo dei nazisti e del rischio di essere deportati, incutendo paura e terrore. Per fortuna la crisi si placa quando colui, che ha dato la triste notizia, trova anche la probabile e folle soluzione, ovvero organizzare una finta deportazione, acquistando un treno.

Supportati da un’idea che a distanza di 27 anni resta geniale e fortemente impattante dal punto di vista emotivo, gli attori, tutti bravissimi con ruoli disegnati col cesello, usano lo spazio privo di elementi scenici (eccetto cinque sedie) con intelligenza e brio, indossando cinque gilet di colore diverso, gustoso richiamo “glam” in un contesto drammatico, sfumato dalla ironia yiddish interpretata con gusto e misura, così come sono spassose e ben eseguite le coreografie di Alberto Sant’Elia.

Molto bello il finale, affidato ad un intenso Giuseppe Brandi, condito da un lirismo senza un filo di retorica.

“Verso la libertà” merita una vita anche “mattutina”, ovvero per le scuole, prima che l’onda nera della nuova politica  cancelli per sempre le tracce di una storia che – invece – deve essere sempre ricordata.

Antonio Mocciola

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