Pino Carbone, uno sguardo “sociale” in tutte le sue arti
“Posare nudo è stato un imbarazzo costruttivo”

E’ uno dei più interessanti e intelligenti artisti del panorama nazionale, e lasciò la sua impronta con una iconica foto di “silenzio omertoso” in un libro fotografico di Antonio Mocciola. Abbiamo intervistato il regista Pino Carbone, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un progetto fotografico, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico che ti ha portato da regista a operatore culturale ad ampio raggio?

In questo momento sono  molto concentrato a cercare nuove strade e nuovi stimoli. Faccio fatica a guardarmi indietro. Comincio molto giovane come attore, ma anche come macchinista, fonico e datore luci. Volevo conoscere il teatro a 360 gradi, già studiavo da regista, esplorando le sale off di Napoli. Mi sono fatto stimolare da autori diversissimi, ma anche da ciò che mi accadeva intorno. I miei lavori hanno molta relazione con arte visiva e musica, e col cinema negli ultimi anni. A gennaio infatti ho portato in teatro “La cara dei vecchi” con un’attrice sola in scena (Anna Carla Broegg) che “sonorizza” un film live. Ho passione per laboratori, workshop e progetti sociali e culturali, come con i detenuti o ragazzini con problemi ambientali. Ho avuto un percorso in qualche modo solitario, ma negli ultimi anni ho creato un progetto collettivo nel Cilento, “Progetto Nichel”, che mi rappresenta molto, unendo residenza, formazione e produzione

Sei fortemente radicato al territorio, Napoli, ma ormai viaggi tantissimo per lavoro. A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale?

Napoli in questo momento subisce un processo di gentrificazione, votato a un turismo mordi e fuggi che condiziona il paesaggio culturale. C’é un ritorno a una certa oleografia che non porta avanti linguaggio e ricerca, in questa superficialità alcuni artisti provano a diversificarsi, ma con grande difficoltà.

C’é qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Rifarei tutto, ma magari aggiustando qualcosa. Tutto mi è servito ad essere quello che sono, il che non vuol dire che sia soddisfatto al cento per cento. Non sono stato neppure particolarmente incompreso, credo, ma anche se fosse accaduto non me sono accorto. Fa parte di un percorso artistico, riguarda tutti noi.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Un’esperienza densa, divertente, semplice ma anche complessa. Un momento d’impatto, in cui ero sciolto, rilassato, ma anche contrastata da una certa tensione. Certo, l’imbarazzo c’era, ma non è un sentimento che mi stimola a retrocedere, ma anzi mi stuzzica, e l’ho trasformato in elemento positivo. Col mio corpo mi comporto come un vecchio amico che mi accompagna, mi sostiene, e che qualche volta mostro, altre sottraggo. Anche qui i contrasti non mancano.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

Non credo ci sia un problema di questo tipo, almeno io non lo percepisco. Il tabù si sta superando, malgrado l’Italia tenda a tenersi stretti i propri tabù. I social stanno sdoganando il nudo,  ma in effetti su quello maschile dei passi sono ancora da fare. Credo però che le questioni dell’accettazione del proprio corpo e della propria identità siano sempre meno nascoste, e il parlarne fa sempre bene.

Sam Valenti

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