
Debutterà il 17 aprile per la rassegna “Storie nude” ideata dall’Associazione Kaos “Il deserto addosso”, monologo breve di Antonio Mocciola che ha per protagonista Mario Iermano in scena completamente nudo per “indossare” la fragilità di un tunisino che attende il permesso di entrare in Italia. Abbiamo intervistato l’attore napoletano, durante le prove dello spettacolo.
“Il deserto addosso” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola, ma che ti vede da solo in scena. E’ la prima volta che affronti un monologo? Di cosa si tratta?
No, Non è la prima volta che affronto un monologo ma il deserto addosso è una prova attoriale che non potevo evitare. 20 minuti di monologo che raccontano il dolore in maniera cruda, una storia a sé.
Affidare un monologo intero é un gesto di grande fiducia da parte dell’autore e di grande responsabilità per l’attore. Com’è nata l’idea e l’incontro tra te ed Antonio?
Sono d’accordo e l’incontro è avvenuto totalmente a caso. Tramite casting. Riguardo alla fiducia anche io sono rimasto molto sorpreso, dopo aver letto all’impronta il testo Antonio sembrava molto convinto di scegliermi per dar vita a questo suo sforzo artistico.
Lo spettacolo ti vedrà in scena questa primavera a Napoli, negli intimi spazi del teatro Zen. Secondo te sarà difficile recitare per tutto il tempo, da solo e completamente nudo, col pubblico che si trova a un centimetro dal tuo corpo, dalla tua voce?
Come ho già detto sarà una sfida, il difficile, secondo me è il pre-spettacolo. Prepararsi e mentalizzare la scena. Una volta sul palco dimentico tutto quindi posso dire che solo sul palco mi sarà facile e mi troverò a mio agio. Anche nudo
Una domanda che può essere utile agli attori che si stanno approcciando ora al mestiere: Che tipo di lavoro tecnico e psicologico hai fatto o stai facendo per superare l’eventuale imbarazzo di un’esperienza del genere? Che rapporto hai col tuo corpo?
Certo, l’imbarazzo è dovuto da preconcetti inglobati nella nostra società ed è inevitabile provarlo in alcuni contesti. Posso solo dire che nonostante l’imbarazzo e i dubbi c’è la voglia di crescere artisticamente. Con il mio corpo ho un rapporto salutare e cerco di mantenerlo più in forma possibile. La nudità servirà più al mio corpo che a me stesso.
Checché se ne dica, uno spettacolo di nudo integrale (di cui Antonio Mocciola è uno dei capostipiti, ottenendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero) non lascia mai indifferenti: prima di approcciarti a questo tipo di allestimento, hai avuto perplessità? Da pubblico hai visto mai esperimenti del genere, e avresti mai pensato di esserne un giorno protagonista?
Ovviamente, perplessità tipo: sarò all’altezza? Mi giudicheranno? Sono proprio convinto di accettare? Già quando a Budapest vidi un esibizione con nudità ne apprezzavo il coraggio e mi chiedevo se ne fossi stato capace. Appena mi è arrivata la proposta è stato spontaneo per me dire di sì
Ci dai qualche notizia sul tuo personaggio in “The great anger” che ti vedrà in scena la prossima stagione? Com’è nato il progetto?
Il mio personaggio è Fadi, cercherà di sopravvivere nel vero senso della parola all’interrogatorio sostenendo con l’anima la sua innocenza. Il progetto è già andato in scena e credo che Antonio abbia intravisto in me la stessa fame che ha Fadi per la libertà, solo che la mia è fame di espressione e voglia di abbracciare questa professione.
Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?
Io nasco con la passione della recitazione. Affermavo già da piccolissimo che avrei voluto fare l’attore anche se non sapevo cosa significasse. Probabilmente i miei familiari dicevano che avrei dovuto fare l’attore per la mia vivacità e questa cosa l’ho incanalata. Fatto sta che amo affermare che questa passione è nata con me e, consecutivamente, l’unica aspettativa che ho è che questa passione resti viva per sempre permettendomi nel bene e nel male di vivere di recitazione.
C’è qualcuno a cui devi dire grazie?
Per il momento, a parte la mia famiglia, il mio agente e professionisti come Antonio che mi permettono di esprimermi fidandosi di me devo dire solo grazie a me stesso per la capacità di non mollare e persistere su questa strada, nonostante le mille difficoltà che si incontrano provando a vivere di un mestiere molto precario come quello dell’attore.
Alessia Coppola

