Abbiamo intervistato Marilena Egger, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Ho studiato Architettura presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” per poi intraprendere la carriera da docente di Tecnologia presso una scuola media nella provincia di Modena. Insegno ormai da 8 anni (di ruolo da 5) e ho svolto diversi incarichi nella scuola come referente di diversi ambiti (sicurezza, digitale, primo soccorso, progetti, rapporti con gli enti del territorio…). Attualmente sono collaboratrice del Dirigente (quello che viene comunemente definito “vicepreside”) e magari tra qualche anno parteciperò al concorso per Dirigenti Scolastici…chissà!
Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?
Credo che i napoletani abbiano una marcia in più, soprattutto nei rapporti sociali. Gran parte dei miei colleghi è del sud (molti campani) e, oltre a esserci un bellissimo clima dal punto di vista umano, siamo molto apprezzati dalle famiglie dei nostri alunni.
I miei studi all’università e le mie lezioni a scuola sono stati caratterizzati sempre da un pizzico di ironia e molta praticità. Sono una persona molto diretta, ma non ho mai approfittato di questa caratteristica per essere offensiva con qualcuno. Il rispetto reciproco è la prima cosa per vivere in un ambiente sereno e lavorare bene.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Ho avuto qualche volta il dubbio di aver fatto una scelta errata, soprattutto nei momenti di forte carico di lavoro e stress, ma col senno di poi penso che rifarei tutto così come l’ho fatto. Mi ha reso la persona che sono adesso.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nuda per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Esperienza bella e anche divertente. Ho inizialmente detto subito sì, ma ammetto che al momento dell’ingresso nello studio fotografico ho pensato per un attimo “ma chi me l’ha fatto fare…”. Una volta tolti i vestiti però l’imbarazzo è sparito.
Sono molto critica con me stessa dal punto di vista fisico. Seguo una dieta specifica, pratico sport o faccio esercizi in palestra. Cerco di migliorarmi sempre, giorno dopo giorno. Qualche anno fa vivevo male i periodi in cui non riuscivo ad allenarmi, ma ormai ho imparato ad accettarmi per come sono.
Posso dire di aver raggiunto un certo equilibrio e sono molto felice di questo.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo?
Assolutamente sì. Qualche anno fa sono andata nella sezione nudista di un centro termale e sono rimasta colpita dal fatto che molte persone che conosco l’hanno definito quasi come un “atto di coraggio”.
Sono dell’idea che nasciamo nudi ed è quindi una cosa naturale vedere un corpo nudo. Paradossalmente però è più semplice mostrarsi nudi a degli estranei che a persone che conosciamo, forse perché sappiamo che le prime probabilmente non le rivedremo più.
Sam Valenti

