Maria Chiaravalle, attrice e modella per un giorno
“Le parole violente dal corpo all’anima

Abbiamo intervistato l’attrice Maria Chiaravalle, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare  davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale di attrice?
Ho iniziato giovanissima, dopo aver studiato all’Università popolare dello spettacolo, a lavorare in teatro come attrice con artisti come Mario Scarpetta, Luigi De Filippo, Renato Carpentieri, per citarne alcuni ai quali resto particolarmente legata ma da qualche anno mi sono avvicinata alla regia, scoprendo il teatro da un’altra prospettiva molto stimolante e completa, infatti collaboro abitualmente con Roberto Capasso, il nostro ultimo lavoro “Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno” per il secondo anno in stagione al “Piccolo Bellini” mi ha dato grande soddisfazione; inoltre lo affianco anche nei laboratori teatrali come quest’ultimo al Teatro Trianon Viviani “Capostipite” e devo dire che lavorare con i giovani mi entusiasma moltissimo.

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?
La mia città ha una grande tradizione teatrale che indubbiamente ha influenzato molto il mio percorso artistico più che la mia formazione. É stato inevitabile essendo nata e cresciuta qui.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Non rinnego mai le mie scelte e difficilmente mi pento, credo che tutto quello che ho fatto sia stato fondamentale a determinare ciò che sono oggi.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
“Addosso” é stata un’esperienza molto significativa per me poiché non tollero alcun tipo di discriminazione. Imbarazzo? Non direi. L’attenzione si focalizzava sulle parole dipinte sul corpo così come certe espressioni violente si imprimono nell’animo di chi le subisce. Oggi posso dire che il mio corpo mi piace nonostante non sia perfetto e non mi vedrei diversamente da come sono, tutto sommato è un buon rapporto ma come tutte le “relazioni” si costruiscono nel tempo.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo?
Sebbene oggi il nudo sia molto presente, a volte anche inflazionato, per cui non dovrebbe sconvolgere nessuno, credo che una certa dose di finto perbenismo bigotto esista ancora.

Sam Valenti

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