Luca Arenella e “Le ali spezzate di Kafka”
“Affronto i miei complessi recitando nudo”

Abbiamo intervistato il giovane attore Luca Arenella, a poche ora dal debutto di un breve monologo, “Le ali spezzate di Kafka”, pronto ad esordire nei salotti di Riviera di Chiaia 53.
Venerdì 9 maggio debutta un monologo breve scritto e diretto da Antonio Mocciola, che prende le mosse da Lettera al padre di Kafka. Prima di interpretarlo, conoscevi l’autore boemo? Rientrava nei tuoi gusti letterari? Portarne in scena una parte di vita te lo ha fatto vedere con occhi diversi?
Ovviamente conoscevo e apprezzavo già l’autore, di lui mi è sempre piaciuto in particolar modo il suo modo di utilizzare parallelismi e metafore “particolari” per raccontare e descrivere ciò che sarebbe risultato per molti più semplice da raccontare in maniera didascalica, per quanto non è mai stato nella cerchia degli autori che maggiormente ho letto durante la mia vita.
Ma questo credo derivi dall’ossimoro che rappresenta perfettamente diverse sfaccettature del mio essere: lavoro in una casa editrice, in particolar modo mi occupo della vendita diretta dei libri e della gestione dei laboratori, quindi praticamente è come se tra i libri ci vivessi, ma leggo ben poco, rispetto a quanto dovrei e vorrei. Per equilibrare invece vedo molti film.
In scena sarai da solo, completamente nudo per tutto il tempo. Come ti approcci a questa esperienza, che immaginiamo sia la prima, e come pensi di sentirti quando avrai l’impatto col pubblico?
confermo che sarà la prima (e forse unica, solo il tempo potrà dircelo) volta completamente nudo davanti al pubblico.
Ammetto che è una bella sfida, e sono contento di essermi cimentato in ciò soprattutto per due ragioni:
Il monologo tratta un tema a me molto caro che è il rapporto padre-figlio, non sto qui a precisare il perche’ mi sia particolarmente a cuore questo tema ma sento di poter fare mio questo ruolo poichè, anche se per motivazioni ben diverse rispetto a quelle di Franz, anche io ho avuto negli anni qualcosa per cui “ironicamente” ringraziare mio padre.
In secondo luogo se c’è qualcosa che nel tempo mi è sempre risultato difficile accettare è il mio fisico, per quanto io sappia che non dipende da alcun tipo di malattia o difficoltà, ma semplicemente per mia difficoltà nel trovare tempo e dedizione nell’avere la giusta alimentazione e il giusto allenamento, proprio per questo mi sono detto tra me e me, forse anche per autoconvincermi di aver preso la scelta giusta, che se sarò capace di affrontare da vicino il pubblico totalmente nudo, nessun’altra richiesta di qualunque altro genere o da parte di qualunque altro regista potrà realmente in futuro mettermi più a disagio e in difficoltà. Quindi non ho nè paura nè vergogna, solo voglia di capire se sono pronto a qualcosa di totalmente diverso rispetto a qualunque altra cosa abbia fatto in precedenza.
E’ comunque nel peggiore dei casi potrò dire che in scena non c’ero io ma un ologramma fatto con l’IA.
Sei molto giovane, ma puoi raccontarci in sintesi qual è stato il tuo percorso fino a questo momento?
Ho avuto la fortuna di partecipare a più di qualche spettacolo teatrale, l’ultimo dei quali ho co-scritto e co-diretto oltre che ovviamente interpretato. Uno spettacolo dal nome “Requiem per un burattino” il quale tour di cui mi sono occupato anche organizzativamente è terminato dopo 12 tappe in giro per L’italia dal sud al nord.
Oltre all’ultimo spettacolo citato ho recitato anche negli spettacoli “Casa Jacovella” e “il treno dei desideri” entrambi con regia artistica di M.Stornaiuolo e testi di R.Esposito La Rossa.
Ho avuto anche il piacere di recitare nel cortometraggio “Quando i soldati maschi sentono dolore” di Vincenzo F. Cassone per il quale abbiamo vinto più di qualche premio ai festival campani e non solo.
Non citerò altre esperienze recitative per quanto sicuramente valide per non “ammorbarvi” e perche’ un po’ come quello che accadrà venerdì, erano sfide per auto mettermi alla prova e per lavorare con persone valide.
Alessia Coppola
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