La prima goccia bianca citata nel titolo si vedrà solo nel finale, ma per arrivarci Francesco Marandola attraversa tutte le zone del dolore e del ricordo, in uno spettacolo che Antonio Mocciola cuce letteralmente sulla pelle del giovane attore romano.
Negli accoglienti spazi dell’Interno 4 di Chiara Pavoni, nel cuore di Roma, “La prima goccia bianca” arriva come un pugno (anzi, meglio, un dito) nell’occhio dello spettatore. Un ragazzo che racconta le sevizie (più psicologiche che fisiche) di una sorella che ha appena strangolato, e che giace in un angolo della sala. Circondato da bottiglie, sigarette e fogli di un libro incompiuto, Giordano si muove completamente nudo, vestito solo del proprio immenso dolore.
La sala si presta, circondata da specchi, a uno sguardo totale, spietato, quasi da entomologo, sul corpo nudo dell’attore, che si muove in un piccolo spazio sotto lo sguardo del pubblico (numerosissimo) ma anche di sé stesso, in un match senza tregua e che non concede neppure un brandello di intimità al personaggio che interpreta, e all’attore stesso.
Antonio Mocciola si concede un piccolo, crudele cameo, nelle parti di un medico che – come uno shock addizionale, ma alla fine risolutivo per la vendetta del ragazzo sulla sorella – impone a Giordano si spalancare davanti a tutti persino il pene e l’ano, cosa che puntualmente accade. Un frullatore emotivo e professionale cui Francesco Marandola si presta con tutta l’anima, capendo probabilmente che un testo del genere o si esegue fino in fondo, oppure è meglio lasciar perdere.
L’imbarazzo del personaggio forse, talvolta, è sovrastato da quello – reale, evidente – dell’attore, ma con più esperienza si troverà il giusto dosaggio. Essere per un’ora intera completamente nudi, davanti a un pubblico numeroso e vicinissimo, con specchi ovunque che rimbalzano senza tregua l’immagine in ogni lato della sala senza lasciare mai neppure un centimetro di corpo nascosto, è un’esperienza difficilissima anche (o forse soprattutto) per attori più scafati.
Francesco Marandola supera la prova dando una sua verità, grazie a un testo che incalza come una lama, in un crescendo quasi insostenibile di tensione, estremo e lancinante come l’autore – di casa a Interno 4 – ci ha da tempo abituato. Scommessa vinta, tanto da far desiderare nuove repliche. “La prima goccia bianca può crescere ancora, soprattutto se il giovanissimo attore riesce ad affidarsi ancora di più a un tipo di teatro in cui è giusto credere, e soprattutto a sé stesso, avendo potenzialità espressive notevolissime.
Rosario Puca

