Abbiamo intervistato Isidoro Paduano, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Il mio percorso professionale è nato per caso. Mi arrangiavo lavorando come scaffalista esterno nei supermercati mentre tentavo di rendere reale un sogno nel cassetto: volevo essere un attore teatrale.
E così tra mattinate trascorse a rifornire scaffali, pomeriggi e serate dedicati a corsi di recitazione, stage attoriali, prove e spettacoli, mi arriva una proposta di lavoro peculiare da un amico: “mio padre vuole aprire uno studio di grafica farmaceutica e cerca qualcuno pratico col computer”.
Non avevo mai utilizzato un programma di grafica ma accetto la proposta e alle mie giornate già piene di impegni aggiungo anche quello che all’inizio era un lavoretto e tanto studio da autodidatta.
Nel giro di tre-quattro anni ho smesso di lavorare nei supermercati e lasciato la recitazione, riponendo il sogno di nuovo nel cassetto. Da 25 anni lavoro come grafico industriale specializzato nella creazione dei disegni che compongono tutto il packaging farmaceutico, con qualche deviazione nella creazione di materiale pubblicitario per spettacoli teatrali ed editing di libri.
Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletano?
Ho sempre pensato di essere stato fortunato a nascere in questa parte del mondo, anche se non sono un cittadino napoletano vero e proprio, ma un napoletano di provincia. Credo che il nascere alle falde del Vesuvio renda tutti i napoletani inconsciamente consapevoli della caducità della vita e li rende capaci di cogliere tutte le occasioni. Inoltre è nota l’arte di arrangiarsi del nostro popolo. Non avevo mai riflettuto su questo aspetto, per cui non saprei dire quanto ha inciso l’essere napoletano nella mia formazione, probabilmente tanto.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Non c’è nulla del mio percorso professionale che non rifarei. Più che altro c’è qualcosa che se potessi tornare indietro farei, dei corsi di formazione da grafico. Sebbene oggi sia consapevole di avere una professionalità forte, l’essere autodidatta talvolta mi rende insicuro.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
L’esperienza è stata divertente anche se in quel periodo non accettavo la mia nuova forma fisica, sarà colpa del mio leggero esibizionismo legato alla recitazione ma non ho provato imbarazzo. E anche se la cosa mi avesse causato imbarazzo, sarebbe passato in secondo piano per il tema importante di “Addosso”.
Col mio corpo ho un rapporto conflittuale, con l’età è cambiato, ho messo su un po’ di chili in eccesso, e ciò a periodi mi rende insicuro; ma non abbastanza da negarmi il piacere di andare al mare in spiagge naturiste ogni volta che posso o di accettare un ruolo in uno spettacolo teatrale che mi avrebbe mostrato in scena completamente nudo; peccato poi che la pandemia di covid abbia bloccato il progetto.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Non ho alcun timore a sostenere che gli italiani siano un popolo bigotto. Tra omofobia, razzismo e maschilismo interiorizzati, vi è anche una totale mancanza di accettazione del nudo.
In passato (anni ’70 e primi ’80) il nudo femminile era accettato, e la commedia sexy all’italiana ne è la prova lampante. Con l’importazione del politically correct dall’America il “comune senso del pudore” è regredito e il corpo nudo femminile è diventato tabù.
Il nudo maschile è sempre stato visto come qualcosa di scandaloso, quando raramente nei film vengono girate scene con attori nudi c’è sempre qualcuno che grida (citando i Simpsons) “I BAMBINI! CHI PENSA AI BAMBINI!”
Ammetto però che la seminudità maschile oggi è sdoganata, grazie a programmi televisivi trash in cui i partecipanti girano perennemente svestiti, per mostrare i loro fisici scultorei.
Personalmente penso non ci sia nulla di sporco o scandaloso in un corpo nudo, la sessualizzazione della nudità è una etichetta che viene apposta dalla morale e dal pudore.
Pertanto si, tra i tanti problemi di accettazione che abbiamo in Italia c’è anche il nudo, specialmente se maschile.
Sam Valenti

