Il coraggio calmo
si chi sente il teatro

 

Ci vuole proprio un coraggio da leoni (o un’ingenuità assoluta, che poi è quasi la stessa cosa) per sapere di voler fare (anzi, essere) attori; a vent’anni (o poco più) in un paese come questo! Ma il bello delle persone si misura su questa profonda mancanza di cinico calcolo, su questo puro immergersi nella passione, sul nutrire un istinto con il quale s’è certi d’essere nati e che spazza via la mestizia di carriere universitarie prima e professionali poi, magari caldeggiate da tradizioni di famiglia o da opportunismi sociali. Decidere di fare della propria vita quella del teatro è un atto tanto rivoluzionario e delicato quanto raro è lo scorgere nelle giovani generazioni i semi sinceri e reali di una scelta così particolare. Assistere ad un debutto assoluto o a certi perniciosi saggi accademici di fine anno è da svariati lustri quasi sempre fonte di sconforto e delusione: un paese che non investe nel basico della sussistenza collettiva come può pensare di credere, incentivare, far crescere generazioni di artisti, letterati, filosofi? L’attore (quale soggetto incarnante l’altro da sé del corpo sociale che si sostanzia in un testo e in un’azione fisica e spaziale) è destinato all’estinzione, non già per improbabili sciocchezzuole artificiali, quanto per la corsa inarrestabile verso la superficialità del gesto, la brevità dell’interpretazione, la “leggerezza televisiva” che non richiede impegno, sforzo, patimento né da una parte né dall’altra…

Ventiquattro anni fa, Angelo Longoni presentò a Todi un testo da lui scritto e diretto che rappresenta per linearità (che non significa affatto banalità) un ottimo banco di prova per un giovane attore: “Xanax” è un continuo dialogo incalzante tra un uomo e una donna che – obbligati al confronto dal classico meccanismo costrittivo dell’ascensore guasto – passano in rassegna tutte le proprie esperienze di vita, con tanto di nevrosi, passioni e confidenze. Ci vuole molta abilità per rendere al meglio tali dinamiche in uno spazio sacrificato che concede poco a gesti plateali e a fisicità sciolte e ci vuole un accurato lavoro sulle sfumature corporee, verbali ed espressive che possono decretare o meno l’efficacia della preparazione attoriale e il lavoro condotto su una materia sì plasmabile ma grezza e certamente inesperta.

Guido Lomoro chiude la stagione di “Teatrosophia” regalando proprio a due esordienti assoluti (tra i tanti allievi dell’Accademia Beatrice Bracco) le assi del suo teatro e dirige impeccabilmente Gennaro Russo e Stefania Cancelliere in una sfida che sa molto di talenti da sgrossare, di meticoloso lavoro di sottrazione, di cesello che con fatica svela e rivela. Ma il lungo lavoro dà i suoi frutti e la resa è davvero convincente: i ragazzi sanno tenere ottimamente il testo, rendendolo assai meglio di una valida e pulita esecuzione come ci si potrebbe attendere. Un plauso aggiuntivo per Russo, capace di imprimere sfumature sempre equilibrate e pertinenti e di sfuggire a manierismi facili da attribuire al personaggio. La prova è superata brillantemente e la palese commozione dei ragazzi al loro primo convinto applauso della carriera vale lo spettacolo per quanta genuinità e convinzione sono in grado di trasmettere. Ora le luci si spengono e comincia il ciclopico e logorante lavoro di crescita e ricerca che tenga quella fiamma pura il più possibile accesa; a loro un augurio sincero con non mai!

 

Francesco Giannotti

 

 

Teatrosophia – Roma

22 maggio – 25 maggio 2025

“Xanax” di Angelo Longoni

adattamento e regia Guido Lomoro

con Gennaro Russo, Stefania Cancelliere

coreografie e movimenti scenici Maria Concetta Borgese

produzione Teatrosophia

Share the Post:

Leggi anche