Celebratissima eroina (oltralpe e non solo), Giovanna D’Arco è l’immarcescibile prototipo
di quella figura che, avvolta da un’aura temporale che la trasfigura per l’eternità, vive oggi
per noi contemporanei offrendosi alla bisogna come modello di coraggio, mistero, fede,
trasgressione, audacia, coerenza, impavidità. Per non dire nemmeno dell’uso che il suo
essere donna (ragazza, essendo morta arsa viva a soli diciannove anni) permette a
femministe vecchie e giovani di farne un’eroina sempre disponibile per le loro cause.
Figure così, lontane nella storia e dai contorni a volte sfocati, si prestano a svariate
ricostruzioni, letture ed interpretazioni assai prima di giungere a teatro o al cinema:
materia di storici e storiografi che alimenta il culto e fornisce inesauribile materia prima a
chi il mito lo tiene ben in vita su celluloide o assi di legno.
In questo caso, però, il rispetto filologico sembra il criterio primo adottato dalla regia di
Matteo Fasanella, attingendo al controverso film di Luc Besson del 1999 e, soprattutto,
alla drammaturgia di George Bernard Shaw che poco più di cent’anni fa portò in scena a
New York “Santa Giovanna”, all’indomani dell’ultima riparazione compiuta dalla Chiesa
Cattolica, santificando la martire condottiera.
Soggetto e predecessori illustri e ingombranti per operare forse letture d’avanguardia, ma
la scelta è felice perché la linearità di questa “Giovanna dark” premia lo svolgersi dei fatti e
una limpidezza narrativa che evita saggiamente pericolose e forse inutili sperimentazioni
di adattamento e di linguaggio. E questo fa dello spettacolo il suo punto di forza, unito alla
validità dei sette interpreti e al corretto dosaggio dei personaggi, dei loro interventi e
dell’ottimo rispetto degli equilibri che in un “kolossal” storico in spazi non enormi (ma
egregiamente suddivisi) poteva diventare un limite invalidante. Virna Zorzan è Giovanna,
centro dell’azione che tiene bene l’onere di una prova difficile e sfaccettata quanto le
anime e le identità della protagonista, restituite con intensità e in maniera sempre
adeguata. Ancor più rimarchevole è Lorenzo Martinelli nei panni di Carlo VII, regalmente
capace di condire la parte con leggeri ma preziosissimi tocchi attoriali di grande levatura:
la gestione della mimica, l’uso dello sguardo, la prossemica un po’ svagata conferiscono
quel tocco di voluta cialtronaggine ad un personaggio sfuggente e sibillino.
“Giovanna dark” è, in ultimo, uno spettacolo che non necessita dell’oscurità che porta nel
titolo. Al contrario: è un teatro cristallino per rigore e godibilità.
Francesco Giannotti
Teatrosophia – Roma
19 febbraio – 23 febbraio 2025
26 febbraio – 2 marzo 2025
“Giovanna dark” tratto da Andrew Birkin, Luc Besson, George Bernard Shaw
con Virna Zorzan, Alessio Giusto, Pietro Bovi, Lorenzo Martinelli, Diana Forlani, Matteo
Fasanella, Guido Lomoro
adattamento e regia Matteo Fasanella
scene Maurizio Marchini
costumi DarkSide E.T.S.
aiuto regia Sabrina Fasanella
assistente alla regia Nicolò Berti
grafica Agnese Carinci
foto Christian Sicuro
produzione: DarkSide E.T.S. – Teatrosophia

