Abbiamo intervistato Gabriella Giocondo, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nuda per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”, per lo scatto di Carlo Porrini. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.
Come ti presenteresti ai lettori che non ti conoscessero?
Spesso sono prolissa quando di me perché vorrei spiegare ogni sfumatura di Gabriella in quanto artista ma voglio essere breve e presentarmi semplicemente come una giovane attrice.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
In Italia la questione della libertà di espressione è piena di ipocrisia. A volte più che sulla libertà io mi concentrerei sulla qualità dell’espressione, perché si viene plasmati così facilmente affinché un pensiero unico si adatti al pensiero di “molti” che quella libertà di cui parliamo, automaticamente, si perde. Tra querele temerarie, pressioni politiche, manipolazione dei media e autocensura, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero risulta spesso limitato. Il dibattito pubblico è condizionato da interessi economici e ideologici, rendendo difficile per molte voci “stonate” farsi ascoltare senza conseguenze.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Il Vaticano è comunque una potenza politica e, in quanto tale, ha un certo potere ancora oggi.
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Questa fu la mia prima esperienza di nudo e ricordo ancora che appena uscii dal teatro in cui abbiamo scattato le foto feci una telefonata per raccontare di quanto non mi fossi assolutamente sentita a disagio, né col mio corpo né con le persone che hanno partecipato agli scatti, che sono state molto professionali e discrete. Tant’è vero che dopo questa esperienza ho continuato a farmi ritrarre in foto di nudo artistico. Mi piace molto giocare col mio corpo e renderlo arte, fotografia, pittura. C’è una base di narcisismo in ma, nonostante questo, sono spesso in conflitto col mio corpo e questo modo di ricercarne un lato artistico è, forse, anche un modo per farci pace e trovare un equilibrio.
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Mi piace il nudo artistico, mi piace guardarlo e mi piace affrontarlo. Per me, il modo migliore di rappresentare il nudo artistico è attraverso la pittura e la fotografia. La pittura ha il potere di trasformare il corpo in poesia, di sublimarlo attraverso il colore, la luce e il gesto dell’artista. Dall’altro lato, la fotografia può catturare la verità più cruda e sincera, rivelando ogni dettaglio senza filtri, con un’immediatezza che solo l’obiettivo può offrire. Due linguaggi diversi, ma complementari, che esplorano la bellezza del corpo umano tra idealizzazione e realtà.
Sam Valenti

