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E’ quasi un apologo questa nuova prova teatrale di e con Carmine Borrino: “Francischiello – Un Amleto re di Napoli”, presentato al Teatro Sancarluccio nell’ambito di “Tutto il mondo è palcoscenico – rassegna di teatro, di e intorno a Mastro William Shakespeare (O quel che volete)” con la direzione artistica di Gianmarco Cesario, direzione organizzativa di Antonio Gargiulo per Centro Studi Nextra.

La rassegna è stata ideata per ricordare e celebrare l‘anniversario dei 450 anni dalla nascita di William Shakespeare. Un’intera settimana di spettacoli dedicati al grande bardo di Stratford-upon-Avon, ispirandosi al suo teatro, attraverso le pulsioni e il gusto degli artisti contemporanei. Un omaggio “in nome della riconoscenza e l’amore da parte di tutti coloro che amano il teatro e questo straordinario autore, rivolto a chi condivide questo sentimento”.

Lo spettacolo di Borrino è un racconto teatrale che ha in se l’allegoria della sconfitta, dell’amarezza eroica, della fugace illusione della giovinezza. Due uomini giovani, due storie di sconfitte, due vite naufragate s’intrecciano in questo monologo: il Borbone Francischiello, ultimo re di Napoli, e Amleto principe di Danimarca. Uno studio approfondito che partendo da Francischiello, vituperato e fragile re, soprannominato dal padre Ferdinando II, “Lasagnone”, a cui tocca la sorte ingrata di perdere il regno delle Due Sicilie, si ricollega al tormentato Amleto e alla sua storia di pari entità tragica.

Una sorta di sovrapposizione “spettrale”, come sottolinea Borrino nelle sue note al testo, che coinvolge i due giovani e le loro tristi vicende. E se Francischiello trascina con sé una fama quasi di inettitudine e Amleto un furore epico, ecco che in questa piéce vengono fuori dei punti di contatto: il tradimento subìto, l’amore per due donne fondamentali (Ofelia per Amleto, la regina Maria Sofia per Francesco), il rapporto fortissimo di Franceschiello con il padre defunto, così come lo è per Amleto, la deposizione illegittima di un re, le calunnie, i morti intorno, la tragedia della perdita definitiva.

Carmine Borrino ci consegna una piéce in cui la figura di Francischiello si innalza martire e votata alla sconfitta perché non aiutata ma anzi tradita dei suoi più stretti collaboratori. Questi non seppero comprendere l’importanza del momento storico che stavano vivendo, compirono atti di estrema superficialità e incapacità che fecero soccombere definitivamente il re Borbone.

Un ritmo incalzante, una freschezza nella scrittura, una veemenza del dire che coglie le vicende di Francischiello, nel riflesso di quelle di Amleto, come la storia di un giovanile furore che tenta di riscattarsi in tutti i modi, pur se sconfitto dagli accadimenti tragici. Per cui Francesco combatte strenuamente fino alla fine, fino all’esilio, che è quasi una morte civile per lui, così come Amleto conclude la sua tragica esistenza con la morte.

Uno spettacolo originale, dove non mancano momenti ironici, pungenti e di puro divertimento, dove Carmine Borrino dimostra una raggiunta maturità artistica nella scrittura scenica, nella regia e nella bella e convincente interpretazione di Francischiello.

Uno spettacolo ben calibrato, con ritmo e senza alcuna sfasatura, avvalorato anche dalle ottime musiche di Lino Cannavacciuolo che sottolineano i vari passaggi scenici in maniera suggestiva, con il giusto disegno audio di Fiore Carpentieri.

Uno spettacolo che e stato seguito con grande interesse e attenzione e a cui il pubblico ha tributato molti applausi finali.

Bisogna rimarcare infine che con “Franceschiello – Un Amleto re di Napoli”, Carmine Borrino ha dato egregia prova di sé e del suo modo di fare teatro come una promessa per future, nuove ottime prove che si attendono.

DELIA MOREA