Caserta
MAL D’AURORA
Il sogno interrotto di Lautréamont
Di Antonio Mocciola
Con Francesco Petrillo
Regia Giuseppe Brandi
E’ da tutti considerato il padre del surrealismo, poeta di disperata, liquida estrosità, folle e visionario come solo un genio può essere. La sua prosa feroce e mordace ha ispirato tutti i poeti maledetti. Eppure, nella sua brevissima e misteriosa vita, interrotta a 24 anni, di Isidore Ducasse, in arte Lautréamont, non c’è stato nessuno – come spesso accade ai geni – a riconoscerne il talento. Lascerà una sola opera, peraltro mai pubblicata prima della sua morte, “I canti di Maldoror”, in cui l’io narrante cita nel nome quel “Mal d’aurora” che, forse, era solo paura della felicità.
Ed è proprio così che Antonio Mocciola ha intitolato questo monologo breve, serrato, incalzante, ansiogeno affidato al talento incandescente di Francesco Petrillo, che recita completamente nudo dall’inizio alla fine, oscena sfida alla vita che muore, al sole che promette di sorgere, e non lo fa. Il suo Lautréamont è un ritratto lunare, quasi licantropesco, che aspetta e teme l’aurora incombente, cantando all’infinito il suo male di vivere, flirtando con la morte. Morte che lo aggredirà in circostanze misteriose, in una squallida stanza d’albergo, in un’alba qualunque, a 24 anni, nel 1870. L’anno dopo s’incontreranno Verlaine e Rimbaud, raccogliendo l’eredità artistica di un ragazzo geniale e sfortunato. Il seme era gettato, i fiori del male potevano crescere belli, e ribelli.

