Francesco Petrillo anti-eroe nudo in “Mal d’aurora”
Al Salotto Gloeden va in scena il surrealismo

 

“Mal d’aurora” deriva da “I canti di Maldoror”, l’opera di un personaggio che per molti è poco conosciuto. Si tratta di Isidore Ducasse, probabilmente meglio noto con il suo nome d’arte, Comte de Lautreamont. Si tratta di un artista molto particolare, un poeta maledetto che ha vissuto pochissimo, ma che ha tentato in tutti i modi di farsi notare.
Sono stati però solo Verlaine e Rimbaud ad accorgersi della validità dei suoi scritti raccogliendone l’eredità artistica.
Viene pubblicata infatti postuma la sua unica eccellente opera, segno della sua identità, maturata in soli 24 anni di vita. Il ragazzo tanto geniale quanto sfortunato non riesce quindi a godersi la pubblicazione della sua opera, per quanto ci abbia lavorato.
La sua vita è infatti scandita dalla solitudine, così come la sua morte, in solitudine e sofferenze atroci.  Una paura della felicità quella narrata in quest’opera che viene finalmente celebrata anche a teatro con un lavoro molto coraggioso. “Mal d’aurora” prende vita presso il Salotto Gloeden di Napoli con una performance di fortissimo impatto. Dopo un debutto casertano, arriva a Napoli la celebrazione di questa figura maledetta del settore letterario.
Negli spazi di Salotto Gloeden ha preso vita il testo di Antonio Mocciola grazie alla regia di Giuseppe Brandi.
Unico attore in scena nei panni del protagonista letterario il giovane ma talentuosissimo Francesco Petrillo.
Anche se dire “nei panni” suona come un eufemismo visto che l’attore ha affrontato il testo in una rigorosa tenuta adamitica.
Completamente nudo dal primo all’ultimo secondo, ha voluto dare volto e soprattutto anima ad un personaggio non facile da presentare. Eccellente la sua prova d’attore, con un’espressività molto intensa e bravissimo nel mostrare la personalità cupa ma spinta dell’autore. Sotto i riflettori tutta la sua vita, dal rapporto difficile col padre alle esperienze in collegio, fino al tentativo di sbocciare come scrittore.
Antonio Mocciola, con “Mal d’aurora”, ancora una volta, scrive un testo coraggioso mettendo in luce temi fortissimi.
Mocciola con il suo teatro ha sempre voluto rievocare delle figure di spicco più o meno note al grande pubblico.
Stavolta ha scavato a piene mani tra i poeti maledetti ricercando un autore di certo non famoso, ma di grande interesse.
Grazie al corpo di Petrillo, è riuscito a mettere in scena un lavoro che incarna l’identità del giovanissimo e sfortunato artista. La vita che vuole essere ma non è, le aspettative interrotte, le carezze verso la morte che quasi non fa paura.
La regia di Giuseppe Brandi appare nuda come l’attore, in senso buono, lasciando a gesti e parole tutto lo spazio.
Uno dei pilastri del surrealismo, bistrattato da tutti, ha trovato finalmente una tana, un volto, un corpo, un’occasione di far sentire la propria voce.
Se molti poeti maledetti si sono lasciati ispirare dalla sua unica opera, sarà perchè questo giovanissimo uomo aveva visto molto più in là di illustri maturi colleghi.
Gaetano Cutri
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