Fabio Brescia e i suoi 40 anni di carriera
“Nessun rimpianto, nessun rimorso, nessun imbarazzo a espormi”

Ha una carriera invidiabile ed è un punto di riferimento per tanti giovani artisti napoletani e non, che desiderano emulare la sua libertà creativa, il suo coraggio e la sua poliedricità. Abbiamo intervistato Fabio Brescia, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico che ti ha portato a riconoscimenti sempre più importanti? Sei consapevole di essere ormai un punto di riferimento per tanti giovani che si approcciano al mestiere di attore? Oggi cominciare é più difficile di quando hai esordito tu?

Ho cominciato 40 anni fa. Grazie a Geppy Gleijeses che ebbe una intuizione di cui sarò grato a vita. Ho fatto tante cose, alcuni dicono troppe. Ho recitato all’Eliseo e nelle feste di piazza, ho fatto la gavetta, quella vera, ho percorso questo mestiere in tutte le sue sfaccettature, ma non l’ho mai rincorso, sarà per questo che ho sempre lavorato tanto. Si, so di essere un punto di riferimento, ma cominciare oggi è infinitamente più difficile di allora. Allora c’erano i Maestri, si andava in scena con Mastelloni, Luisa Conte, Cannavale, Giuffré, Tato Russo. Oggi ci sono le accademie, che non sempre sono all’altezza. In più i giovani pensano più alla popolarità che alla professione, per noi la popolarità era una conseguenza, non l’obiettivo primario.

Sei fortemente radicato al tuo territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più, in campo artistico?

Sono immensamente radicato nella mia città, tanto da aver scelto di restarci, con tutte le difficoltà che questo comporta. Oggi molti attori che scelsero Roma, all’epoca, stanno tornando. Io sono stato qui anche quando bisognava andare a Roma quasi ogni giorno per i provini. Napoli oggi è una città viva e brulicante di passioni artistiche, essere napoletani può essere un pregio solo se non si cade nell’ autoreferenzialità. Bisogna essere aperti al mondo, se si vuole fare carriera.

C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

No, rifarei tutto, più e più volte. Sono molto fiero del mio percorso. E non ho, a memoria, cose che non siano state capite.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Imbarazzo? Mai. Ho un ottimo rapporto col mio corpo, non ho alcuna difficoltà a mostrarmi nudo. Ho recitato nudo anche a teatro, non mi vergogno anche se non sono perfetto, ma lavoro sempre tanto sulla mia fisicità, è parte integrante del mio essere attore.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?

Non credo. Il punto è l’imposizione. Ma anche il buon gusto. Il nudo va dosato, secondo me, e va espresso o vissuto senza imporlo a chi, magari, ha un pudore diverso. Il nudo deve essere comunicativo, mai sfrontato.

Sam Valenti

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