Emilio Bianconi, modello per un giorno
“Per i messaggi forti vinco la mia ritrosia”

 

Abbiamo intervistato Emilio Bianconi, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
È un percorso abbastanza complesso perché ho voluto seguire un sogno che era quello di realizzare costumi teatrali, mentre la mia formazione scolastica era indirizzata verso tutt’altra direzione. Così ho iniziato per gioco con il carnevale trasformando nel tempo il gioco in una vera e propria attività, non senza avere problemi per affermarmi in una realtà piccola come quella di Caserta, infatti ho sempre dovuto integrare con altri lavori che però mi hanno sempre dato grande soddisfazione, come quello di disegnatore di tessuti presso le seterie di San Leucio. Ad oggi ho esteso la mia professione, oltre alla costumistica, alla vetrinistica e alla gestione di eventi presso gli Outlet McArthur Glen.

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere campano?
L’essere campano ha inciso dal momento in cui ho avuto a che fare con grosse realtà tipo il carnevale di Palma Campania,  che mi ha permesso di esprimermi nella maniera più estrema possibile per le richieste dei committenti che ogni anno osano di più, ma ritengo che in altri luoghi avrei trovato il modo di arrivare dove volevo comunque. Il territorio campano resta in ogni caso croce e delizia per le sue enormi contraddizioni. Potrebbe essere molto di più, ma “l’arte di arrangiarsi”, della quale sono anch’io vittima, da un lato ci salva e dall’altro in qualche modo ci toglie prestigio.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Non saprei… Forse non chiuderei un atelier che era un punto di riferimento a Caserta che decisi di lasciarmi alle spalle per esplorare nuove possibilità… più volte ho desiderato di tornare indietro a quella realtà, ma è probabile che in quel modo non avrei fatto tante altre esperienze che mi hanno portato fin qui. A volte però mi piacerebbe aver varcato le cosiddette sliding doors per vedere come sarebbe andata

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
L’esperienza è stata abbastanza forte. Sono un timido di natura che non ama l’esposizione di sè. Autocritico con il proprio corpo fino all’estremo.  Non so se lo rifarei. Ma affidarmi ad Antonio Mocciola, mio carissimo amico, che intendeva lanciare un messaggio forte, chiaro e soprattutto provocatorio, mi ha convinto che sarebbe comunque stata un’esperienza interessante, quindi sono riuscito ad affrontare il tutto con leggerezza e mi sono buttato.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 
Non so se c’è un problema di accettazione del nudo in Italia. Credo più che dipenda dal messaggio e soprattutto dall’occhio di chi guarda. Oggi la forma fisica sembra sia diventata una necessità e quindi è molto frequente l’esposizione del proprio corpo come trofeo degli sforzi spesi in palestra, ma dire che si faccia questo in totale libertà non è corretto, anche perché oggi con i social tutti, ma proprio tutti  hanno diritto di esporre il proprio pensiero.

Sam Valenti

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