“DNA” è un testo di quasi vent’anni fa, ma ha una freschezza e un’attualità che lo rendono ancora molto godibile. A portarlo in scena ci ha pensato Valentina Cognatti, che con una compagnia giovane e di buon livello medio, ha regalato al pubblico del Teatrosophia di Roma un’ora di spettacolo serrato, denso, senza fiato. Vale la pena citare tutti gli attori in scena, della compagnia Margot Theatre: Perla Ambrosini, Alessandro Anastasi, Silvia D’Anastasio, Martina Grandin, Alessandro Pisanti, Patrick Passini, Alice Staccioli, Martina Granata e Michelangelo Caponi, anche scenografo. Il giovane attore ha ideato, per l’occasione, un’impalcatura dall’aria precaria, che diventa di volta in volta gabbia, ragnatela, palestra, tunnel, torre di avvistamento, a seconda dei momenti drammaturgici che si sviluppano.
Il bullismo, la noia, le derive suburbane, la violenza sulle donne sono al centro di questo dramma giovanile che non può non toccare anche le corde degli adulti, colpevoli più dei loro figli, anche se nel testo si evita ogni retorica derivativa.
Applausi coinvolti e convinti, per un’operazione intelligente e potente, che meriterebbe di essere vista anche dalle scuole, e possibilmente anche dal corpo docente e dai genitori.
Antonio Mocciola

