
Sarà protagonista al Piccolo Teatro dell’Essere in Sè di Ciampino (Roma) con “Tungsteno”, opera cross-over tra musica e teatro: abbiamo intervistato Andrea Causapruna, per fargli raccontare qualcosa di sé e dei suoi progetti.
Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero? Che progetti teatrali e musicali bollono in pentola?
Sono un chitarrista e compositore romano, di formazione classica, oltre che attore. Come chitarrista e compositore sto per registrare dei nuovi branii per chitarra sola, che usciranno nei prossimi mesi e che seguiranno il mio disco The lover’s Suitcase, pubblicato nel 2023. A livello teatrale sono in scena questa’anno come attore e musicista in “Tungsteno” di Antonio Mocciola, uno spettacolo a metà tra monologo e recital, in cui vesto i panni di Davide, un musicista ebreo deportato a Auschwitz e che viene impiegato dai nazisti nell’orchestra allestita nel lager. L’8 e il 9 marzo saremo in scena al Piccolo Teatro dell’Essere in Sé di Ciampino. Oltre a Tungsteno, sto portando in giro “Karibuni – il sangue è rosso per tutti”, di Giancarlo di Giacinto con l’adattamento e la regia di Bruno Petrosino, spettacolo che ha debuttato la scorsa stagione a Roma e che mi vede in scena come autore delle musiche, che eseguo dal vivo. L’abbiamo portato a Velletri, Avellino e il 3 gennaio a Nairobi; un’esperienza fantastica! Saremo di nuovo in scena a maggio a Roma. Sempre a maggio sarò in scena con uno spettacolo su Mia martini, “Questi miei pensieri”, di e con Mauro Toscanelli, che debutterà a maggio a Roma al Teatrosophia. A marzo andrà in scena a Napoli “La cerimonia dell’Assenzio”, scritto da Antonio Mocciola e Roberto Schena,con la regia di Giuseppe Brandi e le mie musiche originali. A fine giugno coronerò un sogno, perché sarò a New York per partecipare a un concerto alla Carnegie Hall e quest’estate ho in progetto di registrare con l’orchestra il Concierto de Aranjuez di Rodrigo, che dovrei presentare per la prossima stagione in concerto sempre a New York.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
In Italia l’espressione è formalmente libera, poi di fatto lo è realmente solo finché non vai toccare certi temi che danno fastidio ad alcuni soggetti. Di fatto quello della libertà di espressione è un tema caldo. La libertà di espressione spesso viene strumentalizzata per finalità che ne sono la negazione, penso al dibattito sul politicamente corretto agitato dalle destre o alle crociate anti-woke di Trump e Musk.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Ho sempre pensato che fossero una stortura da che ho memoria! Se l’influenza del Vaticano appare in declino nella società italiana è però ancora forte il suo peso e la sua influenza, inoltre movimenti come Pro Vita dilagano e assumono sempre più peso e spazio grazie al sostegno della maggioranza politica.
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Sono una persona abbastanza pudica, ma ho colto il senso di questa mostra e abbracciato il suo significato politico con entusiasmo quindi, dopo l’imbarazzo iniziale, mi sono sciolto e sentito più a mio agio anche grazie al fine per cui lo facevo. Pur non avendo un rapporto così disinvolto con il mio corpo nudo, penso che l’atto di spogliarsi sia fortemente simbolico ed un mezzo per uscire dalla gabbia costituita dalle convenzioni che ci permettono di vivere socialmente, nella nudità del nostro corpo possiamo riavvicinarci al nostro sé più autentico e credo che sia così anche per il pubblico.
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Il nudo è dai tempi più antichi stato ritratto in tutte le forme. Trovo che la nudità possa avere spazio ed esprimere la propria potenza in tutte le forme artistiche. Lo trovo particolarmente efficace a teatro, dove va a smuovere qualcosa nel pubblico in profondità, per un tempo prolungato. Poi a teatro vediamo gli attori in carne ed ossa, mi affascina vederne, nella nudità, anche le imperfezioni e le unicità, insieme al contrasto che si crea tra la verità del corpo e la finzione della scena.


