Una corda al polso, tre sediaccie da scalcagnata sala d’attesa, tuta, piedi nudi, un paio di cuffie. Si presenta così “Amore positivo”, scene scarne e zero effetti speciali per raccontare una storia di sieropositività, di accettazione, di rinascita, di speranza, di vita e morte intrecciate. Alessio Palumbo è solo in scena, per un’ora di monologo ogni tanto sporcato di venature dialettali, a interpretare con coraggio e credibilità la storia di un ragazzo qualunque, perso nel dramma di una malattia di cui si parla sempre meno, passata l’emergenza degli anni 80 e 90. Eppure… Eppure “Amore positivo”, prodotto dalla Compagnia La Nuova Comune, trova la chiave per essere attuale, sferrando un pugno nello stomaco senza ciurlare nel manico della retorica o della lacrima facile, sferzando, sorprendendo e commuovendo la sala gremitissima. La bravura dell’interprete, notevole per intensità e misura, resta impressa almeno quanto la scrittura, lucida ed emotiva allo stesso tempo. Alessio Palumbo, qui anche autore e regista, è senz’altro da segnalare come uno dei nomi più interessanti e audaci della scena partenopea, e allo stesso tempo la direzione artistica delle rassegne allo Scugnizzo Liberato di Napoli conferma di avere acume, stile, audacia.
Antonio Mocciola

