Adriano Fiorillo all’Oberon rilegge con stile e rigore
“L’uomo dal fiore in bocca” di Piranello

 

A 100 anni dalla prima rappresentazione, Adriano Fiorillo porta sulle scene l’atto unico di Luigi Pirandello, “L’uomo dal fiore in bocca”, tra i più noti dell’intellettuale siciliano. E lo fa nel delizioso scrigno del Teatro Oberon, che consente – per sua natura – intimo ascolto e suggestione raccolta. Con Giulia Piscitelli a vestire panni di volta in volta diversi, il confronto di un uomo con la morte e con la vita attinge dal testo, ma diventa anche regia, con notevoli spunti ed eleganti soluzioni formali – che poi diventano anche narrative.

Fiorillo si concede un abbrivio lungo e silenzioso, di taglio cinematografico, captando così l’attenzione del pubblico sull’aspetto riflessivo del suo personaggio, risolvendo con pochissimi gesti (ma ottime luci) lo sviluppo della trama, un flusso di coscienza rigoroso e lucido, quasi spietato, mentre gli accenni alla follia della moglie fanno intuire altri scenari.

Adriano Fiorillo e Giulia Piscitelli si fanno così ottimi interpreti, senza perdere mai la misura e tenendo il timone dritto tra le onde di un testo che potrebbe creare insidie, e che invece il Fiorillo-regista maneggia con rispetto e cura, ottenendo ampi consensi dalla sala gremita.

Si replica questa sera, alle ore 20.

Antonio Mocciola

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