Tra le novità più attese della prossima stagione del Piccolo Teatro Cts di Caserta spicca il 13 e 14 marzo “Buio in sala”, in cui il direttore artistico del teatro, Angelo Bove, si lancia in una sfida coraggiosa e affascinante: un uomo di potere che perde tutto in un istante, fino a rimanere completamente nudo, in balia di una donna. Pur “giocando in casa”, e forse proprio per questo, l’impegno è notevole, spiazzante per chi lo conosce in “altre vesti” e che ora invece lo vedrà in uno spettacolo che sfiora il thriller, diventando un concentrato di sadismo e violenza psicologica, in cui – per una volta, soprattutto nel sottobosco dello spettacolo – le parti sono invertite: l’uomo subisce, la donna domina. Ma il finale a sorpresa offre un’altra possibile chiave di lettura. Abbiamo intervistato il direttore artistico, e attore, a pochi giorni dalla presentazione della stagione.
“Buio in sala” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola apposta per te. Di cosa si tratta?
“Buio in sala” è un duello a due, io e Flora Giannattasio, in un ufficio di provincia che ha visto tempi migliori. Io interpreto Marcello, un vecchio uomo di teatro che riceve la visita di una ragazza (Flora Giannattasio) che dice di volere la parte di Madame Bovary. Ma nulla è come sembra: ognuno recita una parte, e il confine tra finzione e verità si assottiglia fino a sparire. Non vi svelo il colpo di scena, dico solo che sotto il gioco di seduzione e potere c’è una ferita molto antica. È un testo sulle colpe che non si possono più scappare, e sul teatro come l’unico posto dove a volte si riesce a dire la verità.

Lo spettacolo ti vedrà in scena nel teatro da te stesso diretto, e per giunta con metà del tempo in cui sarai completamente nudo. Secondo te sarà difficile recitare col “tuo” pubblico che magari ti conosce sotto altre “vesti”?
Sarà una sfida, e non lo nego. Il mio pubblico mi conosce da anni come direttore, padrone di casa, quello che accoglie in sala. Vedermi così esposto, in tutti i sensi, richiede coraggio da parte mia e da parte loro. Ma credo che la nudità, se è necessaria alla storia, smetta presto di essere un tema: Marcello è spogliato di ogni difesa, e per raccontarlo davvero non potevo tenermi addosso niente, nemmeno il mio ruolo di “direttore”. Spero che dopo i primi minuti gli spettatori vedano il personaggio e non più la mia nuditá.
Checché se ne dica, uno spettacolo di nudo integrale (di cui Antonio Mocciola è uno dei capostipiti, ottenendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero) non lascia mai indifferenti: prima di approcciarti a questo tipo di allestimento, hai avuto perplessità? Da pubblico hai visto mai esperimenti del genere, e avresti mai pensato di esserne un giorno protagonista?
Perplessità sì, sarei bugiardo a negarlo. Da spettatore ho visto spettacoli di questo tipo e ho imparato che, quando sono fatti con rigore, non scandalizzano: ti mettono davanti a qualcosa di vero. Mai avrei pensato di esserne un protagonista nudo a 65 anni, e forse è proprio l’età e il fisico giusto per questo testo: ho un rapporto sereno con il mio corpo, e il testo di Antonio Mocciola, che di questo genere è un maestro, ha una ragione drammaturgica precisa per ogni scelta. Mi sono fidato di lui.
Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?
Ho cominciato a recitare durante il servizio militare, con una piccola esibizione di improvvisazione in stile cabaret, e da lì non mi sono più fermato. Ho frequentato la “Bottega Teatrale” del grande Antonio Casagrande, il papà di Maurizio Casagrande, al Teatro Cilea di Napoli. Inoltre ho studiato cinque anni sempre a Napoli, all’Università Popolare dello Spettacolo, e il metodo Stanislavskij è la cosa più importante che mi è rimasta di quegli anni; nel mio lavoro uso anche il metodo di Orazio Costa e il Mnemodramma di Alessandro Fersen. Poi, dopo aver frequentato solo il primo anno all’Accademia del Teatro Bellini di Napoli, abbandonai la stessa Accademia per fondare nel 1991 il Piccolo Teatro CTS a Caserta. Nel frattempo, comunque, ho partecipato come attore a tanti spettacoli teatrali diretti da: Orazio Costa, Sandro Segui, Tato Russo, Antonio Casagrande, Maurizio Scaparro, Attilio Corsini e tanti altri autorevoli registi. Poi la RAI, il Teatro Bellini di Napoli, il cinema con “Morte di un matematico napoletano” di Martone nel 1992, e altri film. Invece è da 27 stagioni che porto avanti il Piccolo Teatro CTS di Caserta, di cui da 10 anni dentro casa mia con la stagione “A casa di Angelo e Paola”. Quanto al futuro: oltre a questo spettacolo di Mocciola, porto in giro due altri spettacoli come autore, regista e interprete: uno è un divertentissimo mini musical dal titolo “Broadway Napoletano” e l’altro è un omaggio a Fabrizio De Andrè con storie e canzoni dello stesso De Andrè con due musicisti in scena. Spero e credo di continuare a fare questo mestiere ancora per tantissimo tempo.
A chi dire grazie?
Prima di tutto ad Antonio Mocciola, per aver scritto questo testo pensando a me e per la fiducia. A Flora Giannattasio, compagna di scena generosa e coraggiosa. A mia moglie Paola, che condivide con me questa casa-teatro e tutto quello che comporta. E al pubblico del Piccolo Teatro CTS, che in 27 stagioni ci ha seguiti anche quando non era facile.
Alessia Coppola
