Antonio Mocciola torna a scuotere le coscienze con un monologo viscerale e politico, dove il corpo di Mario Iermano si fa mappa di un dolore senza confini.
“Il deserto addosso, sognando Lampedusa”, scritto e diretto da Antonio Mocciola, è un atto d’accusa lancinante che trova cornice presso il Salotto Gloeden di Napoli.
La scena si apre su una nudità che non ha nulla di erotico, ma tutto di sacrale e tragico, di molestia, di sopruso.
Mario Iermano incarna un giovane algerino intrappolato in un centro di raccolta a Lampedusa, incarnandone tutto il dolore e il dramma.
È un uomo che ha perso tutto, tranne il ricordo di una vita borghese ad Algeri, ora ridotto a un’ombra di sè stesso, in attesa che gli vengano restituiti i vestiti, strappati via come la sua dignità.
In quel limbo torrido, il corpo nudo diventa l’unico abito possibile: un “deserto addosso” che non è solo metafora di una terra lasciata alle spalle, ma condizione esistenziale di chi è stato rigettato ai margini della storia.
Mocciola, autore da sempre attento alle pieghe più oscure e sensibili dell’animo umano, costruisce una drammaturgia che permette di raggiungere il nucleo dell’umiliazione.
La regia coadiuvata da Barbara La Fratta e Chiara Stinca spinge Iermano a un’interpretazione totale, persino ginnica nella sua disperazione.
In scena il sadismo del movimento forzato, trasformando la fatica in una tortura ritmica sotto un calore che spera anche la quarta parete.
L’interpretazione di Iermano è magistrale per intensità e controllo, non perde per un secondo l’identità del suo personaggio, incarnandolo pelle su pelle.
Il suo vero sudore si fa materia scenica, simbolo dell’ultimo sacrificio di un’umanità che non ha più nulla da perdere.
È un pugno nello stomaco a quell’Europa che osserva distaccata, un richiamo feroce a una memoria collettiva che sembra aver rimosso il proprio passato di migrazione e che oggi ritorna più attuale che mai.
Lo spettacolo non concede sconti, non cerca la commozione facile, ma punta dritto all’osso della nostra coscienza politica.
“Il deserto addosso” è un’opera che conferma due talenti, quello attoriale di Iermano, giovane stella rivolta ad un futuro radioso.
E quello di Mocciola nel saper trasformare il dolore in poesia civile, ricordandoci che dietro ogni sbarco c’è un uomo che sogna, soffre e, sopra ogni cosa, resiste.
Gaetano Cutri

