Vittorio Brandi e il nudo in foto e in teatro
“Sono più a mio agio quando divento un personaggio

 

Abbiamo intervistato Vittorio Brandi, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico di attore?

Una strada tortuosa e piena di buche dove però ho piantato i giusti segnali di indicazione, e sulla quale vado avanti con un buon equipaggiamento di ammortizzatori!

Sei fortemente radicato al territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più per questo mestiere?

L’arte e la cultura sono sempre stati il valore aggiunto di questa città e per fortuna sempre più persone, cittadini di Napoli e non, se ne stanno rendendo conto. Noi napoletani viviamo la nostra vita costantemente appesa ad un filo, già col fatto che passiamo le nostre giornate tra due aree vulcaniche abbastanza importanti. Qui si vive il momento, il famoso ‘qui e ora’, che spesso si confonde con la perdita di tempo. Credo che il napoletano abbia l’inconsapevole consapevolezza, non pessimistica, che da un momento all’altro potrebbe finire tutto, quindi da un lato c’è la voglia di ottenere tutto e in breve tempo, ma dall’altra non bisogna mai rinunciare ad un momento di piacere. Sa di essere mortale ma spesso vive come se non dovesse morire mai. E questo connubio di fame e leggerezza, sì, può essere una marcia in più per vivere di un mestiere dove bisogna ottenere ma senza ossessione.

C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Tutto ciò che ho fatto lo rifarei altre dieci volte. Sono legato ad ogni progetto a cui ho preso parte perché mi ha formato e fatto diventare la persona e l’artista che sono oggi. Se poi qualcosa non è stato capito ci può stare perché non esistono interessi universali, e poi la comprensione ha tempi diversi per tutti… quindi magari è solo questione di tempo.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà, e successivamente per “Le vittime di Dio”. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Le esperienze che hanno come scopo l’inneggiare la libertà di espressione e di vivere sono sempre belle esperienze. Per chi sceglie di intraprendere un percorso come il mio, conoscere il proprio corpo e lavorarci anche in relazione agli altri è una delle prime cose con le quali bisogna fare i conti. Però la nudità in fase formativa non viene presa quasi mai in considerazione, quindi inizialmente un po’ di imbarazzo c’era, ma ha prevalso la voglia di mettersi in gioco e, ovviamente, il focus sulla causa.

Per quanto riguarda il nostro specifico, in teatro hai recitato nudo in “Gli smarriti” e “La retorica delle puttane”. Che differenza hai riscontrato tra il posare e il recitare nudo? Sono esperienze differenti? Il set con poche persone presenti, tutti addetti ai lavori, in qualche modo “protegge”? E invece avere decine di persone di fronte, in sala, che tipo di reazioni provoca?

Può sembrare un paradosso ma è stato più facile recitare davanti a tante persone anziché posare, perché in scena ci va il personaggio, al quale hai affidato mente, anima e anche il corpo. Quando sono previste scene di nudo il lavoro su se stessi richiede comunque una preparazione più intensa, ma una volta accettata la sfida, si ha tempo per lavorarci. Quando si posa, tutto questo processo di preparazione non c’è, quindi è stato un po’ più difficile. In entrambe le esperienze sono stato comunque fortunato perché mi hanno seguito persone che hanno avuto tanto rispetto e sensibilità, facilitandomi il lavoro.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

Il nudo nell’arte esiste dalla notte dei tempi, quindi dovremmo essere tutti più che abituati. Forse il cattivo utilizzo di questa forma di espressione, o sfumature di essa, in chiave moderna ha portato a non apprezzarne i contenuti, dai social ad alcuni contesti di intrattenimento dove si è sfociati nel volgare, e facendo nascere un pregiudizio su quei progetti che invece meriterebbero attenzione. Non so a che punto del percorso di ripresa siamo (semmai fosse partito), ma spero si continui a lavorare sull’educazione artistica per un’accettazione più generica, e poi ovviamente anche di tutti i generi specifici, per fare in modo che si apprezzi l’arte in tutte le sue forme d’espressione senza pregiudizi.

Sam Valenti

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