Abbiamo intervistato Marianna Sgamato, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Sono una libera professionista, svolgo il mestiere dell’architetto. È stata ed è tutt’ora una strada completamente in salita a partire dalla formazione universitaria, dall’abilitazione alla professione e all’inizio delle attività lavorative che in passato hanno anche coinciso in maniera parziale con la parte formativa, fino a diventare full time al giorno d’oggi. Non è stato e non è semplice, perché è un tipo di lavoro che ti obbliga a rispondere alle più svariate esigenze dei clienti, che siano questioni burocratiche o i progetti dei loro spazi dell’abitare e che nello stesso momento ti indirizzano a doversi interfacciare con gli uffici tecnici, le maestranze, i fornitori e cercare di fare andare d’accordo tutti. Per quanto si fondi su un grandissimo esercizio di diplomazia, in fondo resta quel nucleo fatto di tecnica e inventiva che disegna il personalissimo profilo professionale, ma anche e soprattutto umano.
Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?
È stata un’esperienza indimenticabile sia per la formazione umana che per quella tecnica. Umana perché avendo frequentato il fervido ambiente universitario nel cuore del centro storico della città, si era pronti con gli amici a passare da una lezione interessante ad un salto per le stradine e conoscere il vivere delle persone che ci hanno poi accompagnato come buoni vicini di casa. Il lato tecnico invece, perché l’inventiva e la cosiddetta “arte di arrangiarsi” appresa e sperimentata si è tramutata nel contemporaneo “problem solving” molto utile a non perdere la calma e a trovare sempre una ragionevole soluzione.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Probabilmente, col senno di poi, non ricadrei in alcune trappole emotive che ti spingono ad essere a tratti accondiscendente a qualsiasi richiesta e direi qualche no in più. Di fatto i si detti, quelli no, non sono stati comunque compresi.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nuda per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
È stata una scelta fatta in pochi minuti, accompagnavo il mio compagno e quando è stato proposto anche a me non ho esitato, essendo una giusta causa e un ricordo comunque che avrebbe descritto ancora un po’ il rapporto col mio compagno, pertanto non ho provato alcun imbarazzo anche perché il team proponente Antonio e Marco, fu molto accomodante, oltretutto conoscendoci già da un po’ e avendo partecipato attivamente ad altre iniziative da loro ideate mi sembrò una cosa del tutto naturale. Il mio corpo è in continua trasformazione, mi sembra che ogni giorno nuovo sia diverso dal precedente, un giorno è più armonioso, un altro meno, inoltre con il passaggio di una gravidanza ho avuto modo di portare ed osservare il corpo femminile alla sua massima espressione, quindi a prescindere dal risultato, l’osservazione di sé resta un viaggio straordinario e mai oggettivo.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo?
Assolutamente si, ma solo perché è sempre legato ad una sfera sessuale e di scherno e che soprattutto si è arrivati ad un punto in cui c’è molta confusione tra esprimere un nudo artistico o un nudo per vanagloria ed esibizionismo.
Sam Valenti

