Ilenia Costanza si è ritrovata a scrivere una commedia. Dopo anni di militanza teatrale e drammaturgica votata all’impegno civile e politico (anche e soprattutto in tempi non sospetti), parrebbe – oltreché una sfida – una quasi eresia, un’indebita diminutio che quasi sempre gli artisti impegnati snobbano, forse più per paura che per reale incompatibilità.
Ma chi ha detto che la leggerezza equivalga a superficialità?
Chi davvero può credere che – persino oggi – il privato non possa essere (anche) politico?
Destrutturare i luoghi comuni e innestare il serio su un pizzico di faceto diventa così un esercizio sofisticato e delicato. Specie per chi ne è poco avvezzo ma ha voglia di cimentarsi con un altro da sé che è ben vivo e vegeto, ma sfugge ai propri sguardi più fugaci e consolidati. Operazione tutt’altro che semplice (a dispetto del titolo), ma che sortisce gli effetti sperati…
Ne nasce una commedia ricca di dinamiche interpersonali, sfumature ed altalene emotive che abilmente si compenetrano in un’alchimia di tempi, ritmi, contesti e sviluppi precisi al millimetro e di potentissima efficacia. L’intreccio, quello sì, è semplice: la vita pigra e trasandata di due sorelle, eredi a malincuore di un bar destinato alla fallimento, s’intreccia con il brio meneghino di un’attrice sul viale del tramonto che non si rassegna alla fama che poteva essere (ma non è mai stata) e va cercando un improbabile riscatto professionale ed affettivo. Una delle due sorelle, però, è affetta da autismo grave e trova relazione con sé e con il mondo solo attraverso l’esercizio della musica. Questo stranamente assortito terzetto di donne (sulla cinquantina) si scontra e si confronta prima con diffidenza e incomprensione (l’indiretto richiamo al film “Bagdad Café” è una punta d’onore), poi un sobrio crescendo di confidenza sfocia in comprensione e complicità con esiti forse prevedibili ma comunque emozionanti.
Però non è tanto la trama di “è semplice” ad essere degna di nota, quanto la qualità del testo che sa abilmente amalgamare il vissuto di ciascuna delle protagoniste nel rapporto con sé e con le altre e la qualità delle attrici, i cui personaggi sono cesellati non già per stereotipi ma per efficacia dei contrasti reciproci. La stessa Costanza, che firma anche la regia, procede secondo una difficile ed inconsueta (per una commedia) sottrazione recitativa che ha il pregio di conferire alla sua Emma una magnifica dimensione di (relativa) insondabilità e sfuggevolezza, persino nei momenti in cui le si chiede di confrontarsi senza reticenze sul suo passato e sui suoi colpevoli non detti. Pausa con maestria senza mai perdersi o annoiare, è asciutta e puntuta, ritta e calma anche quando le turbolenze interne spingerebbero ad atteggiamenti di segno opposto. Tutto il contrario di Marta Iacopini (Alice), l’aliena milanese che spariglia il gioco stanco delle sorelle, in una formidabile prova d’attrice per versatilità e capacità di gestire registri molto diversi senza la minima sbavatura o forzatura (trappole facilissime in cui cadere quando, ad esempio, si richiede l’ubriachezza in scena). Infine la sorella autistica Andrea (Lorena Vetro), presente non solo nelle tante prove musicali ma anche con la sua loquacissima assenza verbale e solo gestuale, punteggiatura necessaria allo scorrere degli accadimenti che diventa impaginazione di tre storie di vita capaci di farci sempre scoprire qualcosa di noi perché – in fondo – qualcosa degli altri ci appartiene sempre. Il che è facile scoprirlo quando il teatro assolve al meglio ai suoi doveri. Anzi… è semplice.
Francesco Giannotti
Teatrosophia – Roma
27 novembre – 1 dicembre 2024
“è semplice” di Ilenia Costanza
regia Ilenia Costanza
con Ilenia Costanza, Marta Iacopini, Lorena Vetro
selezione musicale Lorena Vetro
scene e costumi Enzo Piscopo
disegno luci Gloria Mancuso
datore luce Sabrina Fasanella
assistente alla regia Gennaro Russo
scenotecnica Antonio Miccichè
produzione I Vetri Blu, Teatrosophia, La Parabola

