Nel cuore del quartiere Chiaia, al 15 di Salita Vetriera, la piccola e suggestiva Modart Gallery di Sabina Albano ha ospitato dal 5 al 12 Aprile la prima mostra di pittura di Lucio Salzano dal titolo “Insoliti cieli”

Salzano è in primis attore e regista teatrale noto al pubblico partenopeo per le sue performance innovative e originali, spesso dalla location insolita come il Museo Archeologico Nazionale o la Reggia di Caserta. Il teatro di Salzano, per chi non lo conoscesse, vive di quelli che egli chiama i “set teatrali” in cui la location tutta diventa la scenografa dello spettacolo.

Nel giorno di apertura della mostra Salzano ha deliziato il pubblico con una performance dal vivo “Le dimensioni dell’arte” arricchita dalle note di Antonio Onorato. Nella Galleria è stato creato uno spazio in cui l’artista ha messo in scena l’atto della creazione artistica. La Galleria tutta, quindi, diviene palcoscenico, luogo della messa in scena dell’arte (Salzano direbbe “set teatrale”) e le opere d’arte oggetti di scena.

Sulla parete di fondo della Galleria è ancora presente l’opera creata in estemporanea durante la performance. All’interno dell’opera leggiamo: “Modart Gallery m3 108, 108″. Le dimensioni fisiche della Galleria vengono dichiarate nell’opera d’arte. Come a rappresentare che il contenuto contiene il contenitore. L’elemento astratto, l’opera, contiene il contenitore, la Galleria. Non funziona, forse, così anche la mente umana?! Non sono le capacità di astrazione del pensiero che ci permettono di contenere la realtà e con essa il mondo fisico e materiale?!

La mostra apre con un gruppo di 4 opere che l’artista chiama “I primitivi” in cui la serenità di cieli azzurrissimi è perturbata da figure oniriche di un rosso acceso, delle monadi in movimento che attraversano i cieli di Salzano rendendoli insoliti.

I quadri si susseguono lungo le pareti della Galleria delineando un percorso evolutivo della pittura di Salzano. Evolvono tecnica, forme e cromatismi. Le prime opere appaiono più piatte, mentre nei quadri successivi c’è un’evoluzione della tecnica che diventa un graffiato incisivo, c’è una sovrapposizione di cromatismi e un’evoluzione delle forme: le monadi diventano dei vortici evocativi di un occhio che ci osserva e ci interroga. L’opera osserva l’osservatore. Come forse l’artista stesso osserva e interroga la realtà per poterla rappresentare in modi sempre originali attraverso la pittura. Compaiono confini segnati da tagli e ricuciture.

Nell’ultimo gruppo di quadri, “Le nuove evanescenze”, la pittura si trasforma ulteriormente dando luogo a oggetti più definiti. Le monadi, o se vogliamo gli elementi onirici indefiniti che attraversano gli insoliti cieli, diventano oggetti meglio definiti. Nel paesaggio onirico dell’ultimo quadro (ultimo in ordine di tempo) si distingue un paesaggio campestre trasfigurato dalla dimensione del sogno. Proprio come le monadi di Leibniz contengono in se la spinta, il desiderio di evolvere in elementi più complessi le forme oniriche di Salzano evolvono in elementi sempre più complessi e definiti. Usando il linguaggio della Psicologia del profondo potremmo dire che gli elementi “grezzi” della realtà, quelli che Bion chiama elementi beta vengono trasformati attraverso la pittura che svolge la funzione alfa del pensiero, quindi la funzione di definire e metabolizzare gli elementi “grezzi” allo scopo di trasformarli in elementi alfa più complessi e definiti e quindi disponibili alle attività di pensiero superiore.

Dominga Verrone

Psicologa Psicoterapeuta