La danza di Sieni e l’Accademia sull’arte del gesto negli spazi del Teatro della Pergola.

“Babele” è il secondo lavoro di Virgilio Sieni che, nell’ambito del festival “La Democrazia del Corpo”, va in scena al Teatro della Pergola di Firenze, questa volta nel Saloncino.

La torre di Babele, costruita in mattoni sulle rive dell’Eufrate, aveva lo scopo di congiungere i credenti con il loro dio. La torre, però, non fu mai portata a termine: dio creò le lingue e dunque l’impossibilità, tra gli uomini, di capirsi e cooperare. L’Accademia sull’arte del gesto e la Compagnia Virgilio Sieni fanno un secondo tentativo.

Donne e uomini anziani, adulti, giovani, come se fossero cavie di un esperimento scientifico, si ritrovano in un’aula, seduti sui banchi di scuola. La situazione è anomala, ma ricca di significati nascosti: un ambiente solitamente abitato da coetanei, accoglie umani di tutte le età, accomunati, in apparenza, dal solo fatto di essere Arlecchini. Essere un Arlecchino non vuol dire soltanto indossare i panni strampalati di uno scherzoso zanni: il mestiere di Arlecchino, componente dei plot della Commedia dell’Arte, significava sposare una vita nomade e insidiosa, alla fine della quale lo stanziamento, più che come libertà, appariva come un’inquietante paresi.

Un gruppo di Arlecchini di tutte le età rappresenta una comunità ormai immobilizzata dal troppo feroce fluire del tempo, un insieme di individui che, spaesati, si interrogano vicendevolmente per capire come mai si trovano lì. Sembra la condizione delle comunità contemporanee che, dopo millenni di storia, dimentichi delle proprie origini, spazzate via dall’impetuoso e continuamente rinnovato presente, desiderano ricordare chi erano. Quando la comunicazione verbale non basta o è impossibile da usare, subentra il gesto: uno dei più grandi pregi dell’essere umano, che trascende le parole, le anticipa nel tempo, le arricchisce o le sostituisce con valori più profondi e universali. Comunicando gestualmente al suono amplificato della chitarra di Roberto Cecchetto, gli Arlecchini sono guidati da una musica evocativa, vibrante e quasi corporea. Si conoscono l’un l’altro, uniscono le loro membra, sembrano addirittura trapassarsi come fantasmi del passato che, unendosi, creano il reticolo irrisolto della storia. Ognuno, dentro di sé, ha la propria torre di Babele, la progetta e la costruisce con le proprie mani: sono tutte diverse e incompatibili. Ma l’unione dei gesti, dei corpi, delle proprie conoscenze, assemblati in un insieme unico, possono generare forme, comporre e scomporre, fino alla costruzione di geometrie, materie e uomini che, nel delirio contemporaneo, si alzano al cielo. Sieni ha innalzato la propria torre di Babele.

Troviamo, in questa performance, il senso di “democrazia”, in cui ogni performer, professionista e non, dice la sua; di “corpo”, in quanto ogni tipo di fisico, nella propria diversità, costituisce il tassello fondamentale di una complessa costruzione; e soprattutto di “arte” che, oltre la perfezione e la bellezza, spesso si scorda di una componente essenziale: la passione, capace di superare limiti fisici e mentali.

Firenze – Teatro della Pergola, 27 ottobre 2016.

Benedetta Colasanti

BABELE – coreografia e regia: Virgilio Sieni; danzatori: Claudia Caldararo, Maurizio Giunti, Lisa Labatut, Gioia Martinelli, Giulia Mureddu, Davide Valrosso; altri interpreti: Lino Bandini, Sonia Bieri, Gregorio Ceccarelli, Otello Cecchi, Giuseppe Comuniello, Graziano Giachi, Sergio Elisei, Dagmar Lorenz, Ilaria Tocchi; musiche originali eseguite dal vivo dall’autore: Roberto Cecchetto; costumi: Elena Bianchini; produzione: Fondazione Teatro della Toscana, Accademia sull’arte del gesto, Virgilio Sieni.