Alla Società Filarmonica G. Verdi di Fiesole un’occasione per riflettere su un tema sempre troppo attuale.

In occasione della Festa della Toscana 2014 sono stati organizzati eventi di grande spessore storico, artistico e culturale. “Guardare oltre” è stato il tema guida, perché in questo momento storico c’è davvero bisogno di guardare avanti e di sperare. La Società Filarmonica Giuseppe Verdi di Fiesole ha ospitato l’incontro “Toscana oltre i conflitti”, a conclusione del laboratorio interdisciplinare organizzato e tenuto nella settimana precedente da Marco di Costanzo, regista del Teatro dell’Elce, Adele Pardi, violoncellista-cantante, e Davide Calì, autore insieme a Serge Bloch del graphic-novel “Il nemico”.

Il progetto si è ispirato al lavoro di Calì e Bloch, pubblicato in Francia nel 2007 e adesso anche in Italia, che racconta la storia di due soldati confinati nel deserto, ciascuno nel suo buco. La guerra è finita da tempo, ma nessuno li ha informati. I due sono disposti a far pace ma né l’uno né l’altro muove il primo passo per paura di essere ucciso: perché l’altro è il cattivo, è li nemico, appunto. Il racconto, dunque, non parla in alcun modo della guerra, eppure Calì riferisce di come molti dei lettori ve ne abbiano sempre vista rappresentata una, qualunque essa fosse. Quando il Teatro dell’Elce ha iniziato a lavorare al progetto, i fatti di Parigi dell’8 gennaio non erano accaduti. Oggi però tutto è cambiato e Marco di Costanzo sottolinea come il futuro lavoro per la messa in scena dello spettacolo ispirato al lavoro di Calì sarà influenzato per forza di cose da quegli avvenimenti. E quando prende la parola il prof. Franco Cardini, storico di fama mondiale, si capisce immediatamente che anche il dibattito prenderà quella piega.

Con la semplicità che è tratto distintivo solo dei grandi intellettuali Cardini racconta l’evoluzione storica delle modalità belliche dalla Grecia antica ad oggi e soffermandosi su alcuni periodi di grande interesse evidenzia che durante i periodi di guerra, al contrario di quanto si possa pensare, l’ingegno umano è capace di fare arte. Basta pensare a tutte le cappelle votive fatte affrescare dai mercanti italiani tra Cinque e Seicento come richiesta di perdono. Il loro peccato era quello di disobbedire alle imposizioni del Papa: nonostante il divieto imposto dal Santo Padre, infatti, essi continuavano a rifornire i Turchi di ferro per permettere loro di costruire le armi che avrebbero usato contro l’Italia. Gli affari sono affari! Il finanziamento dei nemici del proprio popolo non è pratica soltanto della nostra epoca, ma qualcosa che avviene fin dalla notte dei tempi. Eppure era normale, per fare un esempio, che quando la Francia era in guerra con l’Inghilterra, i Lord varcassero la manica per compiere il loro viaggio di formazione in terra nemica, senza che venissero né uccisi né imprigionati in quanto nemici. E nella Genova devastata a causa delle incursioni islamiche, a nessuno sarebbe mai venuto in mente di far chiudere la moschea. Era così che andava il mondo allora.

È l‘unanimismo (così definito da Romains all’inizio del Novecento) a contrapporre il nostro mondo a quello, con effetti devastanti. Nel momento in cui un paese dichiara guerra a un altro tutti i cittadini diventano automaticamente dei nemici e dunque un bombardamento come quello di Hiroshima diventa possibile e giustificabile. Dagli stessi presupposti muove la crociata islamica contro l’occidente e probabilmente un po’ di responsabilità ce l’hanno anche i governi che oggi rimangono (giustamente) ammutoliti e affranti di fronte a tanta ferocia. Ma noi ci fermiamo qui perché il discorso è troppo complesso e deve essere affrontato da chi conosce nei minimi particolari ciò di cui parla. Da persone come Cardini che di spiegazioni ne ha date tante e avrebbe continuato ancora, ma purtroppo il tempo è tiranno e obbliga a mettere un punto. Con la promessa di aprire un dialogo con chiunque sia interessato ad approfondire tali questioni e non prima di aver fatto ammenda per non aver parlato (volutamente!) di Guelfi e Ghibellini. Forse sarebbe rimasto più legato al tema del dibattito, ma avrebbe reso un cattivo servizio alla situazione attuale, che è davvero molto grave. E chiude ricordandoci che anche se nessuno di noi dovesse essere mai toccato di persona dagli effetti della guerra in cui ci troviamo, ne siamo e ne rimarremo indissolubilmente coinvolti. Tutti. E a buon intenditor…

Fiesole – Società Filarmonica Giuseppe Verdi, 20 gennaio 2015.

Diego Passera