Servo di Scena – Franco Branciaroli omaggia la magia del grande teatro

FRANCO BRANCIAROLI
FRANCO BRANCIAROLI

L’allestimento della piéce “Servo di scena”  (titolo originale “The dresser”) di Ronald Harwood, traduzione di Masolino D’Amico, prodotto da “CTB – Teatro Stabile di Brescia” e “Teatro de Gli Incamminati” – al Teatro Bellini di Napoli fino al 24 novembre – rappresenta, a nostro avviso, una vera e piacevolissima full immersion nei confronti di un tipo di teatro di grande spessore, a cui purtroppo assistiamo sempre meno. In altre parole lo spettacolo di cui Franco Branciaroli è protagonista e regista ci riconcilia con quella idea di teatro e della sua funzione, che oggi spesso va svuotandosi di significato per lasciare il posto a più immediate sit-com oppure a tirate di stampo cabaret travestite da teatro.

Già la scelta da parte di Branciaroli di mettere in scena un testo affascinante come “Servo di scena”, è centrale ed è indicativa, a nostro avviso, di una visione che sottolinea la grande nobiltà e importanza del teatro, della sua valenza scenica e di comunicazione globale.

In questa piéce, inoltre, è anche palese lo straordinario gioco pirandelliano del teatro nel teatro, e il fascino della drammaturgia inglese da sempre permeata di tradizioni e grande modernità. Una pièce da cui il regista Peter Yates trasse, nel 1983, l’omonimo film, oggi decisamente un cult, con Albert Finney (premiato al Festival di Berlino) e Tom Courtenay (cinque candidature ai premi Oscar).

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Franco Branciaroli (Sir Ronald) e Tommaso Cardarelli (Norman)

 La trama racconta  di un attore inglese che, durante la II guerra mondiale, gira l’Inghilterra per portare al popolo provato dal disastro bellico il teatro del più grande drammaturgo mondiale e nazionale: William Shakespeare. Il protagonista, un attore di seconda categoria che si fa chiamare “sir”senza essere baronetto, è ormai alla fine della carriera e si trova in uno stato di decadenza fisica e psichica tanto che confonde testi, battute, dimentica la parte, pur dovendo rappresentare uno dei capolavori shakespiriani, quel “Re Lear” banco di prova e punta di diamante di tutti i primi grandi attori. “Sir Ronald” è accudito da un servo di scena, “Norman”, figura fondamentale nel teatro inglese di una volta, che lo veste, lo assiste nel camerino, lo rincuora, lo stimola ad andare in scena al di là di ogni malore, sottolineando la sacralità del teatro, ne subisce il carattere bizzoso e dispotico e lo difende anche nei confronti della moglie, anch’essa attrice di secondo piano che vorrebbe che finalmente si ritirasse dalle scene perché è vecchio e ormai malandato. L’uomo va in scena con difficoltà e quando la recita si conclude con successo, ad onta di ogni peggiore previsione,  sta male. Sentendo di essere in condizioni disperate, annota in un quaderno che doveva servirgli per scrivere la sua biografia, una dedica per tutti i suoi collaboratori meno che per il fedele servo.

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Una scena della rappresentazione del “Re Lear” all’interno dello spettacolo

Testo di grande significato intrinseco e complesso, che dimostra la difficoltà del mestiere del teatro, l’amarezza rispetto ad una memoria collettiva che facilmente si dissolve dopo la morte di un attore. Testo che contrappone, nel contempo, l’oscuro “controaltare”, cioè un servo di scena, a sottolineare anche la fatica di chi sta dietro le quinte lavorando in maniera sconosciuta ma contribuendo alla magia finale del prodotto teatrale. Un testo in cui il teatro rappresenta la vita e viceversa.

Bisogna sottolineare subito la prova magistrale di Franco Branciaroli che come sempre si dimostra attore eclettico, duttile, di grande e insieme controllata forza scenica.

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Branciaroli e Cardarelli in una delle scene più importanti delle piece

Branciaroli in questo ruolo attraversa vari registri recitativi, dal tragico, all’ironico, al grottesco, sottolineando anche quel certo umorismo inglese di cui sono permeati alcuni dialoghi. E’ perfetto nel ruolo dell’attore capocomico con la voce impostata in una citazione alla Memo Benassi o alla Ruggero Ruggieri, con grande effetto e a tratti ironia. Perfetto anche nel momento della compostezza della morte. Accanto a lui il giovane Tommaso Cardarelli, che interpreta “Norman”, mantiene il veloce ritmo del suo personaggio, con qualche sottolineatura nella recitazione.

Ottimi e senza alcuna imprecisione nei loro personaggi gli attori: Lisa Galantini (“Milady” moglie di Ronald), Melania Giglio (Madge, il direttore di scena), Daniele Griggio, Giorgio Lanza, Valentina Violo. Ottima anche la regia di Branciaroli, che cura nei minimi particolari il lavoro degli altri attori in scena. Affascinante la scena di Margherita Palli, su due livelli, che riproduce i camerini dissestati dai bombardamenti di un teatro di provincia e sopra di essi il palcoscenico, il sipario e un pezzo di una sala teatrale con tanto di poltrone. Parimenti belli i costumi della medesima e le giuste e suggestive luci di Gigi Saccomandi.

Molti applausi finali per uno spettacolo da non perdere.

Napoli, TEATRO BELLINI – 18 Novembre 2013

Delia Morea

 

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