“Salvami, mostro” il teatro come campo
di battaglia interiore (e pop)

 

Lorenzo Balducci in una performance multiforme che sfida i confini dell’identità tra satira, video e mostri interiori. Cosa succede quando il palcoscenico diventa una zona di guerra psichica, e i protagonisti non sono altro che i nostri “mostri” quotidiani? “Salvami, Mostro”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Lorenzo Balducci, in scena a Galleria Toledo, propone una risposta disarmante: si ride, ci si imbarazza, ci si riconosce. I personaggi che appaiono sul palco sono volutamente sopra le righe eppure perfettamente umani e credibili.

Una fantascienza dell’anima L’espediente narrativo è volutamente grottesco: un’invasione aliena incombe sulla Terra, ogni Paese deve scegliere degli “eroi” per rappresentarlo. L’Italia invia Aurelia, Basileo e La Madre. Tre personaggi improbabili, nevrotici, disturbati. In loro non c’è eroismo, ma un continuo tentativo di sopravvivere al proprio fallimento, come delle maschere impazzite. Balducci li interpreta tutti, passando da uno all’altro con una fisicità mutevole, rapida, quasi schizofrenica e geniale.

Non c’è trucco, né trasformismo spettacolare. Solo un corpo che si frammenta in tre (ma non solo!) identità disturbate, ognuna affamata di riconoscimento e incapace di ottenerlo. Il pop come specchio deformante Lo spettacolo alterna momenti di recitazione frontale a incursioni video, lipsync grotteschi, citazioni dalla cultura pop e trash: Victoria Beckham, Laura Pausini, Il diavolo veste Prada. Il risultato non è una parodia, ma una mappa dell’inadeguatezza contemporanea, costruita a partire dai codici dello spettacolo, dei social, della TV. L’effetto è destabilizzante. Si ride, certo, ma spesso a denti stretti. L’ironia è una chiave per sottolineare molto altro. Le maschere, esasperate fino alla caricatura, finiscono per diventare confessioni: sono i tic, le ossessioni, i traumi che tutti conosciamo, anche se non li nominiamo.

Una satira che scava nel dolore Il rischio, e insieme il coraggio, dello spettacolo sta proprio qui: nell’esporsi senza difese, nel proporre personaggi che sono insieme vittime e carnefici, clown e martiri. A tratti, il confine con la macchietta si fa sottile. Ma è proprio lì che il testo rilancia: non si vuole solo ridere, sotto sotto c’è mi to altro E così, dietro le urla di La Madre, dietro la seduzione disperata di Basileo, dietro l’eterna 17enne che vive in Aurelia, affiorano le crepe di un’umanità fragile, che si aggrappa alla finzione per non soccombere. “Salvami, Mostro” è uno spettacolo difficile da incasellare: teatro performativo, satira sociale, one man show esistenziale.

Soprattutto però può essere visto come un atto di autoanalisi collettiva, che parte dal personale per interrogare il pubblico. Balducci non chiede allo spettatore di giudicare, gli chiede di riconoscersi. Se anche non uscirà “salvato”, forse uscirà più consapevole delle proprie maschere. Menzione speciale per la bonus track, un lypsinc finale che, da solo, potrebbe valere l’intero spettacolo.

Gaetano Cutri

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