Raffaele Esposito tra “Le vittime di Dio”
“Posare nudo é stata una crescita personale”

 

Abbiamo intervistato Raffaele Esposito, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio” (foto di Umberto Averardi). L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come ti presenteresti ai lettori che non ti conoscessero?

Piacere, sono Raffaele Esposito, ho 32 anni e sono un doppiatore e attore e – per questo progetto – anche modello (o figurante)!

Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?

Credo che in Italia, specialmente con l’attuale governo, stia diventando sempre più difficile esprimere la propria opinione. Non parlo di “divieto”, sia chiaro, ma proprio di difficoltà. Basti vedere le repressioni attuate nei confronti delle varie manifestazioni – studentesche e non – che si limitavano pacificamente ad esprimere il proprio dissenso.

In generale mi sembra di notare, da sempre, che in questo paese tutto ciò che prova a spingersi al di fuori dei limiti sociali imposti sia visto in malo modo. Siamo un paese poco abituato alla novità e in generale a ciò che agli occhi dei più risulta “non conforme”. Questo è un peccato, vista la nostra storia antica.

Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?

Credo che il Vaticano sia ancora molto presente tra i banchi della politica italiana, sia a destra che a sinistra, è questo non fa che alimentare indirettamente la percezione di quel “non conforme” di cui parlavo poco prima. La differenza, rispetto a secoli fa, sta soprattutto nelle modalità: prima si trattava di un’ingerenza molto più esplicita, ora è sottile ma onnipresente.

Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?

Al tempo degli scatti avevo un rapporto molto conflittuale con il mio corpo, altrettanto non conforme – tutt’oggi – ai canoni estetici della società.
Ho cercato di viverla come un’esperienza di crescita personale, di vivere il mio corpo come un’opera d’arte da indossare non solo per lo scatto ma per tutti i giorni della mia vita.
Ringrazio Antonio Mocciola per avermi coinvolto e avermi permesso di uscire dai binari di quei limiti che io stesso mi ero imposto. L’esperienza è stata doppiamente significativa: da una parte mi ha permesso di rendere in un qualche modo giustizia a chi era stato “punito” per la propria diversità, dall’altra mi ha aperto la mente sulla concezione tutta dei corpi.
E nonostante ad oggi ritengo di avere ancora molta strada da fare per accettare pienamente il mio corpo, so che adesso, anche grazie a questa esperienza, posso volergli (e volermi) più bene di prima.

Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?

Credo che il nudo artistico abbia una potenza evocativa molto forte e che richiami alla mente degl* osservator* un’attrazione quasi atavica. Ci è stato insegnato prima che la nudità “è sporca e sbagliata” e poi che solo un certo tipo di nudità può andare bene (quelle dei cataloghi di intimo). La forma d’arte della fotografia o della pittura o anche di performance dal vivo può permetterci di riappropriarci di qualcosa che ci è stato tolto da secoli di vergogna e pregiudizio nei confronti del corpo umano, specialmente quello femminile che ancora oggi forse subisce, insieme ai corpi “sovvrappeso”, la gogna mediatica maggiore (basti pensare a come una splendida e bravissima Elodie venga costantemente vessata solo per il modo in cui presenta il suo corpo al pubblico).

Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?

Sarei entusiasta di ripetere l’esperienza in qualsiasi forma mi verrà proposta (Antonio, se stai leggendo sappi che sono a disposizione!). Mi piacerebbe rimettermi in gioco e crescere ulteriormente, insieme al mio corpo e alla percezione che ho di esso.
Sam Valenti
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