Abbiamo intervistato Ivano Russo, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come ti presenteresti ai lettori che non ti conoscessero?
Bella domanda, parto dalla mia ultima occupazione professionale, quella di educatore per persone con disabilità, un lavoro che mi appassiona e mi regala grandi soddisfazioni. Dopo la maturità scientifica mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Napoli più per omologazione al gruppo (dato che quasi tutti i miei compagni di classe si iscrissero a Legge) che per convinzione e ricordo di aver vissuto con sofferenza i primi mesi di università. Un mio amico della facoltà di Lettere organizzò un corso teatrale al quale presi parte e da lì è iniziato il mio percorso professionale come attore portando avanti parallelamente anche gli studi universitari.
Sei fortemente radicato al territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più?
Non sono fortemente radicato al territorio perché da qualche anno, ormai, ho acquisito anche io lo status di emigrato, vivo a Bologna e sinceramente mi trovo molto bene anche per quello che la città offre dal punto di vista culturale. Napoli sotto questo aspetto non è da meno, anzi è una città in cui vi è un grande fermento culturale. Certo, la cultura ha assunto forme diverse, si è trasformata, ma la città sarà sempre viva culturalmente per storia e tradizione. Se i napoletani in questo mestiere hanno una marcia in più? Credo proprio di si, sopra qualsiasi cosa c’è un dato inconfutabile ed è che la lingua napoletana a differenza della lingua italiana è una lingua dell’azione, è già un segno scenico e non credo sia poco.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Chi non ha commesso degli errori? Il mio carattere impulsivo a volte mi ha fatto fare scelte infelici ma rifarei tutto senza dubbio.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Ricordo bene quel periodo, si fa una certa fatica a comprendere le ragioni di contrasti su temi che dovrebbero trovarci tutti d’accordo. Siamo fermi rispetto ad altri Paesi. Quando nella cattolicissima Irlanda veniva approvata in parlamento la legge sulle unioni civili da noi nasceva, invece, il Family Day in opposizione all’estensione dei diritti alle coppie omosessuali. Dopo qualche anno con un referendum popolare gli irlandesi hanno modificato la propria Costituzione dicendo “si” al matrimonio tra coppie dello stesso sesso. E 20 solo venti anni prima l’omosessualità, in Irlanda, era considerata un reato. Pensate a quanti cambiamenti in un arco di tempo così breve. Ho accettato con molto piacere l’invito a partecipare al progetto “Addosso” perché attraverso l’arte, in questo caso la fotografia, sensibilizzava su un tema così delicato come quello dell’omofobia. E’ stata una bella esperienza che non mi ha creato imbarazzo e che rifarei sicuramente.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Credo che da noi rispetto ad altri Paesi ci sia maggior senso del pudore rispetto al nudo. Vi è la possibilità di scegliere in maniera libera quindi non credo che vi sia un problema di non accettazione del nudo, di tabù o di bigottismo.
Sam Valenti