Diciamolo subito io sono un estimatore e un fan di Antonio Lanzetta: adoro il suo modo di scrivere incisivo e di raccontare il male. Il buio presente nell’animo degli esseri umani. Leggere un suo romanzo è come saltare da un treno in corsa, con il rischio di sfracellarsi al suolo! Adrenalina pura. Farfalle nello stomaco che diventano aquile.

 

Lanzetta, dopo aver iniziato la sua carriera come autore di romanzi fantasy/young adult, vira verso il thriller, prima con il racconto breve Nella Pioggia, finalista del premio GRAN GIALLO di Cattolica, e poi con IL BUIO DENTRO, romanzo che gli permette di valicare i confini nazionali, venendo tradotto da BRAGELONNE, una delle più prestigiose case editrici d’oltralpe, in Francia, Canada e Belgio. Il Buio Dentro viene anche citato dal SUNDAY TIMES come uno dei cinque thriller non inglesi migliori del 2017. Proprio quest’opera sarà oggetto della recensione di quest’oggi.

 

Il romanzo inizia con la descrizione di un corpo femminile appeso ai rami di un albero. Il filo spinato le martorizza i polsi e scava la corteccia di un vecchio salice bianco. Le hanno tagliato la testa e l’hanno lasciata sul terreno solcato dalle radici, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente. Lui è lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Nessuno conosce il suo aspetto, e per Damiano questa è una fortuna: il volto deturpato da cicatrici e quella gamba spezzata che si trascina dietro come un fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra. Lo Sciacallo è un cacciatore che insegue nella morte le tracce lasciate dall’assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell’estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e amici in cui credere. Un omicidio che gli ha cambiato la vita.

 

Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella sua ossessione che come una ferita pulsante gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di sempre, Stefano e Flavio, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità, riportandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre.

 

Un intreccio ben strutturato anima tutto il romanzo e il ritmo è incalzante come un assolo di batteria rock. Il buio dentro, come una versione nostrana di Twin Peaks, porta il lettore a guardare negli occhi l’orrore, quello atavico, quello che ubriaca le menti, che sceglie accuratamente le sue marionette sedotte e votate al male più assoluto. La verità si dipana lentamente, alternandosi tra il passato e il presente, in un crescente climax che fomenta la fantasia e mantiene l’attenzione viva ad ogni pagina.

 

I personaggi, perfettamente caratterizzati, uniti dal sangue versato in un folle rito pagano, sopravvivono, tormentati dalla loro versione giovanile mai morta. Damiano, il protagonista, indossa i panni dell’antieroe e pagina dopo pagina ci trasmette tutta la sua sofferenza come un novello Cristo inchiodato nella croce dell’esistenza. Il buio dentro è una di quelle storie che ti lasciano qualcosa, uno di quei thriller che avvince il lettore fino all’ultima pagina. Lanzetta ti fa vedere le cose, non soltanto leggerle!

Valerio Molinaro