“Giacomo Leopardi – Darkmoon”
La conoscenza, la paura, la poesia

“Giacomo Leopardi – Darkmoon”, portato in scena al Cometa off di Roma dal 19 al 23 Marzo, è uno spettacolo che ha preso vita grazie alla drammaturgia e regia di Matteo Fasanella e grazie alla storia “Io venía piena d’angoscia a rimirarti” di Michele Mari da cui lo spettacolo è liberamente tratto.
“Giacomo Leopardi – Darkmoon”, è un’opera che lega la conoscenza, la paura e la poesia attraverso la figura di Salesio Giacomo Leopardi e i suoi fratelli, Pilla e Orazio.
Lo spettacolo ha inizio e si sviluppa attraverso Pilla (Sabrina Sacchelli), che possiamo considerare come il fulcro emotivo della narrazione; ella ci porta in una sorta di viaggio sospeso tra ricordi ed incubi, in cui si evidenzia il conflitto tra il desiderio di sapere e il peso che esso comporta.
I tre fratelli sono segnati da un evento misterioso legato alla luna. Da quel momento tutto è cambiato, e giorno dopo giorno si vede aumentare la distanza tra Leopardi (Giuseppe Coppola) e Orazio (Nicolò Berti); quest’ultimo è stato oscurato dal talento del poeta e decide di rifugiarsi in una vita più ordinaria, scelta sempre criticata dal fratello che un tempo credeva in lui e nella collaborazione poetica che poteva esserci.
Pilla è il collante tra i fratelli, la speranza; Orazio è il disfattista, la rassegnazione; Leopardi è l’inarrivabile, il mistero. Tre figure distinte e definite, unite dall’amore fraterno e dal ricordo della spensieratezza, portate alla luce attraverso un’interpretazione attoriale intensa, ma composta.
In quest’opera vediamo Leopardi come una figura enigmatica, in quanto il suo studio e la sua dedizione alla conoscenza vengono paragonati al risveglio del “lupo”, un simbolo che attraversa tutta la narrazione.
In Darkmoon, la poesia emerge come una necessità, più importante della scienza, perché permette di dare un ritmo all’eternità. Il sapere diventa un peso e una salvezza al tempo stesso.
Inoltre vi è l’idea che l’uomo sia definito dalla propria paura, e che questa possa trasformarsi in un dono o in una condanna.
Grazie all’allestimento scenico di Alessio Giusto, l’ambientazione apparentemente semplice, sa sorprendere, rafforzando la sensazione di sospensione tra sogno e realtà.
Parliamo quindi di uno spettacolo intenso ed evocativo che mostra il tormento e la grandezza di un genio intrappolato tra desiderio e paura, e di legami indissolubili nel tempo, la cui energia sarà sempre presente.
Antonella Formisano
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