Essere insieme, esser-ci: “Il primo giorno possibile” di Lapsus Urbano

“Lapsus Urbano // Il Primo Giorno Possibile”, il progetto audioguidato per 40 spettatori a cura di Agorà / Liberty / Kepler 452

«Quando torneremo a teatro?»

Ve la siete mai posta questa domanda durante i mesi di lockdown?

Noi, assidui frequentatori di quel luogo che vive ovunque una rappresentazione prenda forma, ce lo siamo chiesti spesso. Un “noi” che ingloba attori, maestranze, spettatori, critici, un “noi” che abbraccia chi parla e chi ascolta. Pensare al teatro, infatti, non significa solo parlare di un luogo reale e tangibile ma di presenze fisiche, quelle che, nello stesso momento, vivono un’esperienza unica e irripetibile perché caratterizzata da un sentire profondo. Essere insieme, esser-ci: questo è il teatro. Ecco perché forse, in noi, confinati tra le mura di casa, insisteva quella domanda sul quando saremmo potuti tornare a con-dividere un’esperienza come questa dovendo attenerci alla prima regola imposta da questo difficile momento storico: il distanziamento sociale. Ma sapevamo che il teatro, proprio come gli individui, è in grado di adattarsi in funzione del tempo e delle proprie necessità; ecco perché, non dando nulla per veramente perso o scontato, la risposta a quella domanda iniziale non poteva che essere: torneremo a teatro…«Il primo giorno possibile».

E così è stato: il lavoro di Agorà / Liberty / Kepler – 452 ci ha riportato “a teatro” con il suo “Lapsus Urbano”, un progetto audioguidato per 40 spettatori. Un’esperienza teatrale che arriva con un tempismo perfetto, è come il segno di un passaggio tra un prima (il lockdown) e quello che sarà (il futuro ancora incerto), quindi di grande forza per chi lo fruisce adesso. Il presente deve necessariamente confrontarsi con delle regole, ma anche con la paura, il senso di smarrimento, il ricordo di quel passato prossimo che ci rende ancora oggi come equilibristi su una fune tesa nel vuoto. Cosa può fare l’arte allora? Ripensarsi e instaurare un dialogo con tutto questo. “Lapsus Urbano” ci riesce. Come? Seguendo il protocollo, per esempio: non solo come obbligo sociale da rispettare con rigore ma come elemento necessario alla rappresentazione stessa. L’esperienza realizzata da Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio, Michela Buscema (coordinamento) e Bebo Guidetti (supervisione musicale) privilegia gli spazi all’aperto, siamo al Parco Poggio Valicaia (Scandicci), fa rispettare rigorosamente la distanza di almeno un metro, chi si avvicina agli altri è ammonito o, addirittura, squalificato, e obbliga ad indossare la mascherina per tutta la durata della rappresentazione.

Lo spettacolo è interattivo, ed è compiuto da chi ha scelto di andare a vederlo: chi partecipa, infatti, compie delle azioni e, contemporaneamente, osserva ciò che accade intorno a sé. Muniti di cuffie, gli spett-attori, seguono le indicazioni di una voce che arriva velocemente dalle orecchie al cervello e quindi all’anima, in una sorta di “viaggio” emotivo tanto rapido quanto intenso. «Cammina. Corri. Siediti. Chiudi gli occhi. Balla» La voce ci dà delle vere e proprie istruzioni su cosa dobbiamo fare e quando. Azioni e comportamenti estemporanei sono “controllati” da un arbitro munito di metro (in grado di giudicare se la distanza tra le persone sia effettivamente rispettata); egli però non è solo preposto alla risoluzione imparziale tra la regola e i partecipanti al “gioco”, ma è colui che, per primo, agisce seguendo le regole di questa “narrazione” in cuffia. In effetti: chi parla? Una sorta di grillo-parlante che rimprovera, accompagna, consola e smuove dal torpore l’indomito “burattino” invitato a riflettere su ciò che sta accadendo intorno a noi, esseri umani testimoni di questa moderna pandemia.

Questa voce invita a guardarci in faccia, a scrutare gli occhi che sorridono anche se le bocche sono coperte dalle mascherine, a riflettere su quello che è stato e su come abbiamo impiegato quelle lunghe giornate trascorse in casa. Chi parla ci pone delle domande e ci invita a rispondere anche senza proferire parola, chi parla evoca i giorni di una diversa quotidianità fatta di attese e speranze, di corse sotto casa e file ai supermercati, di bollettini e flash mob, di smart working, eroi in corsia e «lanciafiamme» chiamati in causa da improrogabili feste di laurea. Tutto questo, adesso, porta con sé un senso di libertà che risulta comunque fievole e precario. Tutto questo turba, scuote, emoziona perché quel «fuori» che sembrava un luogo lontano e utopico, è tornato al nostro cospetto seppur in maniera diversa. Forse adesso non siamo in grado di capire la “forma” di questo fenomeno ancora in atto. Ciò che non è cambiato e che, forse, neanche la pandemia avrà il potere di scalfire, è la capacità che ha l’uomo di attutire i colpi del destino e commuoversi davanti a ciò che accade e basta, come un tramonto perfetto sul finire di una rappresentazione che arriva …«Il primo giorno possibile».

Scandicci – PARCO POGGIO VALICAIA, 30 settembre 2020

Laura Sciortino

Lapsus Urbano // Il Primo Giorno Possibile : Un progetto di Baraldi, Borghesi, Tabilio, coordinamento: M. Buscema, supervisione: B. Guidetti; a cura di Agorà / Liberty / Kepler 452. Organizzato da Green Philosophy per Open City 2020, negli spazi più significativi di Scandicci

Il progetto è stato presentato:

  • Sabato 29 agosto 2020 ore 11:30 Piazza Togliatti (durante il mercato cittadino) – Scandicci
  • Sabato 29 agosto 2020 ore 21:30 Parco Poggio Valicaia – Scandicci
  • Domenica 30 agosto 2020 ore 18:30 Parco Poggio Valicaia – Scandicci
  • Domenica 30 agosto 2020 ore 21:30 Piazza della Resistenza –Scandicci

 

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