“Ero Verlaine”, la fine di un poeta?
Allo Spazio Zen il dolore nudo di Brandi e Mocciola

 

“Ero Verlaine” si presenta con un titolo già al passato, proprio ad indicare un cambiamento nella vita dell’artista. Ricostruiamo tutto: siamo nella seconda metà dell’Ottocento, Verlaine è un poeta apprezzato, sposato e con un figlio. Le chiacchiere dei salotti parigini iniziano a farsi più agitate quando l’autore decide di abbandonare la famiglia. Il motivo ha un nome: Rimbaud, un giovane poeta che gli rapisce corpo e cuore e con cui ha uno scontro violentissimo in un albergo. A Londra infatti un colpo di pistola ferisce Rimbaud, e Verlaine viene travolto da terribili accuse. Non solo tentato omicidio, visto l’accaduto, ma forse l’ancor più letale accusa di sodomia, una pecca incredibile per l’epoca. Ed è proprio dopo questo background che ritroviamo Verlaine in prigione, in compagnia di paura, tragedia, pazzia.

“Ero Verlaine” è il nome dello spettacolo di Antonio Mocciola andato in scena presso lo Spazio Zen di Napoli Troviamo il poeta in cella, solo, senza scenografie di alcun tipo, senza nemmeno i vestiti, offrendo agli spettatori solamente il suo corpo nudo. Un isolamento totale da tutto e da tutti è la condizione che vive e che racconta, portando i presenti nel suo mondo. Quell’evento ha cambiato totalmente la sua vita, conducendolo verso una linea di confine tra il prima e il dopo. Una spirale tragica quella che avvolge il protagonista, dopo una serie di eventi che lo catapultano in un incubo senza fine. E’ un tentativo di suicidio, gesto estremo per salvarsi dalla sofferenza, a costringerlo all’isolamento e alla nudità della sua cella. Un’umiliazione ulteriore che lo spinge verso una discesa senza fine, con soltanto gli spettatori ad assistere ai suoi pensieri.

“Ero Verlaine” torna in scena a Napoli dopo le prime repliche che hanno portato lo spettacolo anche a Caserta. Continuano le repliche degli spettacoli che sono stati dedicati da Antonio Mocciola al trittico di poeti maledetti. Costante in scena la nudità degli attori, per simboleggiare ora l’essere indifesi, ora un momento intimo condiviso col pubblico. Giuseppe Brandi nelle doppie vesti, pur non avendole fisicamente, di attore e regista, vive appieno questo spettacolo. La sua somiglianza con il vero artista permette di identificarlo ancora meglio con il protagonista della vicenda. Non un autore considerato per i suoi scritti, ma con dei riflettori puntati sulla sua vita privata, in special modo in un momento molto intimo e difficile. Una scelta dura che ha portato delle conseguenze infauste, perfettamente raccontate dall’attore nell’oretta di spettacolo.

La sua nudità crea un forte impatto iniziale, ma diventa presto parte del dramma che vive, che condivide con gli spettatori. Si passa dall’amore per Rimbaud alla vergogna della prigionia, dalls paura per il futuro alla voglia di farla finita. Uno spettacolo di certo duro e difficile, non per tutti, sia per l’impatto scenico che per il testo senza nessun tipo di filtro. Un’opera complessa che però mette in luce uno spaccato storico e di vita interessante e coinvolgente, che non può lasciare indifferenti. “Ero Verlaine” è una incredibile storia d’amore e di diritti, una eco che proviene da due secoli fa ma che prepotentemente deve sentirsi adesso più di prima.

Gaetano Cutri

Share the Post:

Leggi anche