Andrea Cancelliere: “Il mio Vaslav Nijnsky
Nudo, fragile, tormentato, geniale”

E’ pronto al debutto con “Nijinsky, genio prigioniero” Andrea Cancelliere, sesto ospite della rassegna “Storie nude” ideata dall’Associazione Kaos. Al Mercato Nero di Atripalda (Avellino), domenica 19 aprile, rivivrà la figura di Vaslav, ballerino geniale e tormentato. Abbiamo intervistato il protagonista del monologo.
“Nijinskij Genio Prigioniero” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola, ma che ti vede da solo in scena. E’ la prima volta che affronti un monologo? Di cosa si tratta?
È la prima volta che affronto un monologo di questa intensità, sì. E devo dirti la verità: mi ha messo subito davanti a me stesso, senza possibilità di nascondermi.
“Nijinskij Genio Prigioniero” è un viaggio dentro la mente e l’anima di un artista straordinario, ma anche profondamente fragile. Non è solo teatro, è quasi una confessione a cuore aperto. E portarlo da solo in scena significa reggere tutto il peso emotivo, senza filtri.
E’ più difficile o relativamente più semplice portare in scena un personaggio realmente esistito, in questo caso Vaslav Nijinsky. Ti è capitato già altre volte? 
Interpretare un personaggio realmente esistito è più complesso, perché senti una responsabilità diversa: non puoi inventare tutto, devi rispettare una verità.
Mi è già capitato, ma qui è diverso, perché Nijinskij non è solo una figura storica: è un simbolo.
E la sfida è proprio questa: non imitarlo, ma restituire la sua essenza.
Che aspetto ti ha colpito di Vaslav? C’é qualcosa di lui che ritrovi in te?
Mi ha colpito il contrasto tra il genio e la fragilità.
Era un uomo capace di toccare vette altissime, ma allo stesso tempo profondamente prigioniero della sua mente.
E sì, qualcosa di lui lo ritrovo in me: quella tensione tra il desiderio di esprimersi al massimo e la paura di non essere abbastanza.
Affidare un monologo intero é un gesto di grande fiducia da parte dell’autore e di grande responsabilità per l’attore. Com’è nata l’idea e l’incontro tra te ed Antonio?
È nato tutto in modo molto naturale.
Con Antonio c’è stata subito una sintonia artistica e umana. Lui ha visto qualcosa in me prima ancora che io lo vedessi chiaramente.
Affidarmi questo monologo è stato un atto di fiducia enorme, ma anche una chiamata a crescere.
Lo spettacolo ti vedrà in scena il 19 aprile ad Atripalda, negli intimi spazi del Mercato Nero. Secondo te sarà difficile recitare per tutto il tempo, da solo e completamente nudo, col pubblico che si trova a un centimetro dal tuo corpo, dalla tua voce? 
Difficile? Sì. Ma è proprio lì che succede qualcosa di vero.
La nudità, la vicinanza del pubblico… non sono elementi provocatori, sono strumenti.
Ti tolgono ogni difesa. E quando non hai più difese, o crolli… o arrivi a un livello di verità che difficilmente si raggiunge in altri modi.
Una domanda che può essere utile agli attori che si stanno approcciando ora al mestiere: Che tipo di lavoro tecnico e psicologico hai fatto o stai facendo per superare l’eventuale imbarazzo di un’esperienza del genere? Che rapporto hai col tuo corpo? 
Il lavoro è stato prima di tutto mentale.
Accettare il proprio corpo, smettere di giudicarlo, smettere di usarlo come una maschera.
Poi tecnico: respirazione, presenza, gestione dell’energia.
Il corpo, in questo spettacolo, non è un limite. È il mezzo principale di comunicazione.
Checché se ne dica, uno spettacolo di nudo integrale (di cui Antonio Mocciola è uno dei capostipiti, ottenendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero) non lascia mai indifferenti: prima di approcciarti a questo tipo di allestimento, hai avuto perplessità? Da pubblico hai visto mai esperimenti del genere, e avresti mai pensato di esserne un giorno protagonista?
All’inizio sì, qualche perplessità c’è stata. Sarebbe strano il contrario.
Ma poi ho capito che il punto non è “essere nudi”, ma “essere veri”.
Da spettatore ho visto esperimenti simili, ma non pensavo che un giorno mi sarei trovato dall’altra parte.
E invece eccomi qui.
Secondo te in Italia ci sono ancora problemi di bigottismo per quanto riguarda il nudo nell’arte? Noti differenze di accettazione del nudo maschile rispetto al femminile?
Sì, secondo me in Italia c’è ancora una certa resistenza.
Il nudo viene spesso letto in modo superficiale, mentre in arte ha un valore completamente diverso.
E sì, il nudo maschile è ancora meno accettato rispetto a quello femminile.
Ma forse proprio per questo è importante portarlo in scena con consapevolezza.
Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?
Il mio percorso nasce dalla voglia di esprimermi, prima ancora che dal desiderio di fare “l’attore”.
Negli anni ho capito che questo mestiere richiede disciplina, studio e tanta verità.
I prossimi progetti? Continuare a crescere, mettermi in discussione e cercare lavori che mi rappresentino davvero.
Non mi interessa fare tutto. Mi interessa fare cose che abbiano senso.
C’è qualcuno a cui devi dire grazie?
Sì, e sono tante.
Ringrazio chi ha creduto in me anche quando io facevo fatica a farlo.
Chi mi ha dato opportunità, ma anche chi mi ha messo in difficoltà, perché mi ha fatto crescere.
E oggi, sicuramente, Antonio. Per la fiducia e per il coraggio di mettermi in questa posizione.
Alessia Coppola
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