Accompagnata dal tocco magico di Gianni Gambardella al pianoforte, Gabriella Colecchia seduce il pubblico di Villa Pignatelli a Napoli con un viaggio singolare e caleidoscopico attorno alle ariette di Gioacchino Rossini scritte durante i soggiorni parigini, e nell’ultimo periodo della sua intensa e lunga vita. Le Rossini français è un recital, fatto per l’Associazione Alessandro Scarlatti, che ha il pregio notevole di proporre un repertorio dell’artista pesarese non a tutti noto, ardite sperimentazioni e veri e propri divertissements. Introdotto dalle note del musicologo Sergio Ragni lette dal prof. Massimo Lo Iacono, il mezzosoprano partenopeo diverte, e si diverte, soffiando leggerezza sulle ariette più soavi, per poi virare improvvisamente sul drammatico Adieux à la vie, un sucidio per amore poggiato su una sola nota. Virtuosismi a go-go per la deliziosa Chanson du Bébé, che sarebbe piaciuta molto a Gaber per la sua forma di teatro-canzone, mentre Il risentimento e L’ultimo ricordo incatenano all’ascolto e stordiscono il cuore. In quest’altalena di emozioni, Gabriella Colecchia pilota con fermezza e allegria un repertorio insidioso nella sua schizofrenica varietà, ma lo spettacolo non perde mai, neppure per un istante, il senso della misura, e soprattutto il tono, che tiene ferma l’attenzione anche nei brani meno “immediati”, come La separazione. Tra echi di jodel alpini ne L’orpheline du Tyrol e calde atmosfere iberiche in La veuve andalouse, il giro del mondo rossianiano conferma una volta di più quanto attuale sia il messaggio poetico-musicale del musicista marchigiano, mentre la coppia Gambardella-Colecchia conferma ancora una volta il proprio inesauribile, e versatile, talento. Applausi scroscianti e, prima di un bis operistico, l’omaggio a Napoli nella scanzonata, ma anche nostalgica, Lazzarone, che Rossini scrisse pensando ai beati anni partenopei. Degno suggello di una mattinata rarefatta e perfetta.

A.M.