Si è da poco conclusa la quarta rassegna annuale che la Basilicata dedica alla musica napoletana. Il festival, a cura del mezzosoprano partenopeo Gabriella Colecchia, quest’anno si compone di tre serate, dal 10 al 12 agosto. Tra una dedica a Caruso, una versione inedita della storia di Mercadante e il concerto del cantautore Carlo Faiello.

È dal 2018 che in Basilicata si ripete un Festival che vuole farsi punto di incontro per celebrare radici culturali comuni. Per il quarto anno consecutivo, nell’antica cornice del Convento di Santa Maria del Plano a Calvello – perla dell’appennino lucano – si è svolto il Festival della Canzone Napoletana.

Dopo l’ottima accoglienza delle scorse edizioni, la direttrice artistica Gabriella Colecchia e il suo team tornano in scena con concerti, mostre, spettacoli e workshop. Il filo conduttore che lega questi eventi è la tradizione musicale napoletana, presa come punto di intersezione delle varie culture meridionali, indissolubilmente legate dalla comune eredità del passato Regno delle Due Sicilie.

Non sorprende quindi la selezione degli artisti e delle rassegne: la serata di apertura ”Pigliate ‘na pastiglia”, è dedicata Enrico Caruso a un secolo dalla sua morte, vede la partecipazione del baritono Carmine Monaco, di Enzo Amato, già direttore artistico del Festival del ‘700 musicale napoletano e Pierfrancesco Borrelli al pianoforte.

Come un  viaggio che rivela la storia e lo sviluppo delle tipicità proprie della musica partenopea, la serata è stata arricchita di contributi video e performance in diretta di alcuni brani che hanno fatto la storia della canzone napoletana, e sono ormai patrimonio comune del Meridione e dell’Italia intera. Gli stessi suoni che l’emigrazione e il progresso italiano del ‘900 hanno poi diffuso e reso immortali nell’immaginario collettivo di mezzo mondo.

La seconda serata del Festival era invece dedicata alla figura di compositore meridionale Saverio Mercadante, padre del melodramma italiano, che ha legato la sua storia al Sud Italia mentre col suo talento affascinava l’Europa dell’800. In una bella elaborazione inedita scritta e diretta da Antonio Mocciola – napoletano ma legatissimo alle sue radici lucane –  lo spettacolo “Mercadante: il viaggio del ritorno” punta il focus su momenti meno noti – e più intimi – della vita del musicista originario delle Puglie.

Lo spettacolo si concentra sugli ultimi momenti di vita del Cigno di Altamura, in cui il compositore consegna al suo allievo più caro gli ultimi dolci pensieri d’amore per Isabella Fabbrica,  contralto d’eccezione che fu per lui interprete in una delle sue opere vestendo i panni di Emerico in “Adele ed Emerico, ossia il posto abbandonato”, per la première autunnale del 1822 al Teatro della Scala di Milano.

Introdotta dal Maestro Enzo Amato, Il Mercadante di Mocciola vede la stessa Colecchia nei panni di Isabella Fabbrica, che ne incarna i tratti estetici e il timbro di voce in uno spettacolo che fa della sonorità – offerta dalla location e ben sfruttata dal team addetto all’acustica – il suo punto di forza. Gabriella Colecchia si concede un’escursione attoriale inedita e di magnetico vigore, dando vita al suo personaggio non soltanto col canto, ma anche con l’interpretazione, in un potente e lacerante crescendo drammatico che plana poi con le dolenti e sanguigne parole di Saffo. Magistrale l’accompagnamento di Gianni Gambardella, che con le note del suo pianoforte ha creato la giusta atmosfera drammatica a sottofondo dell’ultimo sprazzo di amore tra i due artisti, lo stesso che ha rischiato di far deragliare rovinosamente le loro carriere. Il protagonista, Mercadante, è stato interpretato perfettamente dal poliedrico attore e regista napoletano Diego Sommaripa.

Nella terza e ultima serata del Festival, come accennato, spazio alla musica contemporanea. Sul palco, il 12 agosto, c’era Carlo Faiello, con il concerto “Argento Vivo”, dal titolo di uno dei suoi brani. L’artista partenopeo, in passato componente della Nuova Compagnia di Canto Popolare e con tre edizioni di Sanremo alle spalle, ha proposto uno spettacolo appassionante che – a detta dell’autore – vuole farsi promotore di quelle musicalità folk e popolari che da tanto mancano sulla scena nazionale.

I suoi brani vogliono essere quindi “argento vivo” sulla pelle di un pubblico non più abitato ai suoni che legano un popolo alla propria terra, espressi appunto dal genere folk, un tempo certamente popolare in Italia. Sul palcoscenico, la voce e la chitarra erano per Faiello, accompagnato dal duo composto da Antonella Morea e Patrizia Spinosi Accanto a lui Sasà Brancaccio al basso, Francesco Manna alle percussioni, Gianluca Mercurio alla batteria, Pasquale Nocerino al violino e Vittorio Cataldi alla fisarmonica.

Buona anche quest’anno la partecipazione del pubblico agli eventi in programma per il Festival della Canzone Napoletana. Si conferma proficua la collaborazione tra il gruppo di artisti napoletani e l’Amministrazione del comune di Calvello, il cui sindaco Maria Anna Falvella si dimostra particolarmente attenta alle questioni che riguardano la salvaguardia del patrimonio culturale comune alle due regioni meridionali.

Davide Benedetto