Rivoluzionario e divulgativo al tempo stesso, “evǝ” (titolo originale “God’s New Frock”) di Jo Clifford, drammaturga e performer transessuale che vive a Edimburgo, si propone come manifesto iconoclasta di un necessario riscatto dell’umanità dai sofferti vincoli esistenziali alimentati dalle false credenze e dagli inutili pregiudizi generati dalle religioni.

I sei personaggi in scena, sapientemente diretti dal regista Andrea Adriatico, sono avvolti e stretti in suggestivi cilindri di plexiglass trasparente, realizzati da Andrea Barberini e GIovanni Santecchia,  e ci restituiscono con forza, dall’inizio alla fine della pièce, la chiara percezione di trovarci al cospetto di sei prigionieri; si tratta, per la precisione, di uomini e donne reclusi in quella stessa realtà sociale, claustrofobica e opprimente, di cui abbiamo tutti quotidiana esperienza, una realtà cieca e irrazionale, generata da un credo religioso infarcito di superstizioni vili e mostruose, alla quale i sei protagonisti oppongono l’autenticità del proprio vissuto, l’intensità dei propri sentimenti, la coerenza delle proprie azioni.

A ben vedere, quindi, i sei prigionieri chiusi negli asfissianti rulli di plexiglass, raccontandoci attraverso diverse tessere narrative una medesima storia di negazione e riscossa, componendo e accordando le proprie singole voci alla stregua dei suoni che vibrano armonicamente dalle canne di un organo per dare corpo a una combinazione polifonica – eh sì i rulli di plexiglass somigliano davvero alle canne di un organo – ci rendono partecipi di quanto l’esperienza dello scacco, dell’esclusione e della vergogna non riguardi il circoscritto destino di una minoranza, ma attinga l’intera Storia del genere umano, fin dagli albori, fin dalla creazione di Adamo ed Eva, a partire da una “sacra” e tollerata tradizione di violenze che impone la distinzione perentoria e binaria tra i generi e la supremazia del maschile sul femminile con la conseguente tragica espulsione di chi non si riconosce né in un genere né in un altro.

Andrea Adriatico, che torna a confrontarsi con la fluidità di generi umani e teatrali, di storie e identità LGBT, riflette in maniera acuta e incisiva il testo della Clifford sulla scena anche grazie alla bravura di un cast di attrici e attori eccellenti – tra cui urge ricordare la presenza di un’icona del teatro e del cinema italiano quale Eva Robin’s – un cast che consegna al pubblico non solo il sentimento di soddisfazione prodotto dall’aver assistito ad uno spettacolo ben interpretato ma anche il potenziale emotivo e gnoseologico che è alla base di ogni consapevole e schietto processo di emancipazione.

Replica del 03.11.2022, Teatro Galleria Toledo, Napoli