Donne, economia e società nello spettacolo di Antonella Questa, Giuliana Musso e Marta Cuscunà in scena al Teatro di Rifredi.

Negli ultimi mesi stiamo assistendo alla ricomparsa sugli schermi televisivi e cinematografici di alcune storiche supereroine: mentre Supergirl è protagonista di un’omonima serie televisiva, Wonder Woman, in attesa dell’uscita del film a lei dedicato, è intervenuta in “Batman vs Superman”. Eppure le loro storie non sono delle migliori. Si pensi alla celebre amazzone creata nel 1941 da William Moulton Marston che così l’aveva presentata al pubblico: «Il miglior rimedio per valorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman e in più il fascino di una donna brava e bella». In altre parole, una donna seducente e dotata di super poteri al pari di tanti colleghi uomini, ma plasmata da una mente (e da una mano) maschile. E forse proprio per questo così sfortunata nella vita: pur superdonna, non poteva conciliare femminilità, amore, carriera e poteri senza essere condannata alla solitudine. L’unica scelta per lei era quella di rinunciare alla propria identità e a ciò che la rendeva unica per stare vicino a colui che amava (che per altro venne fatto morire nella puntata successiva). L’obbligo della scelta è una differenza determinante rispetto ai colleghi uomini: nessuno si è mai sognato di costringere Superman a rinunciare ai propri poteri prima di sposare Lois Lane.

Per fortuna a riscattare la categoria delle superdonne sono intervenute tre attrici straordinarie e versatili come Antonella Questa, Giuliana Musso e Marta Cuscunà che hanno scritto, diretto e interpretato “Wonder Woman”. Lo spettacolo, prodotto da La corte ospitale e andato in scena al Teatro di Rifredi di Firenze, si pone la nostra stessa domanda: «perché anche se sei forte come Superman essere femmina comporta degli svantaggi?». Quello della scelta sembra infatti un destino comune a molte donne che, nel migliore dei casi, si trovano al bivio tra famiglia e carriera lavorativa. Partendo dall’inchiesta delle giornaliste Maria Silvia Sacchi e Luisa Pronzato, autrici del blog “La 27esimaora”, le tre attrici hanno scandagliato con acuta ironia la società di oggi. E nel farlo hanno attinto a piene mani dal teatro d’indagine, da quello di figura, ma anche dal mondo dei fumetti. Per dar voce, con tanta passione qualche costume e pochi oggetti di scena, a un variegato universo femminile fatto di stereotipi, pregiudizi, dipendenze e violenze psicologiche e fisiche, ma anche forze inaspettate. Con il rischio, qualche volta, di cadere in un’eccessiva retorica di genere. Estremamente interessante la presentazione, dati e statistiche alla mano, della cosiddetta Womenomics, o economia in rosa, che vede nelle donne un immenso serbatoio di talento nel mondo del lavoro. Sviluppare le doti femminili sarebbe infatti essenziale per far fronte alle sfide del ventunesimo secolo: le donne costituiscono un’opportunità e favorirne l’ascesa alle posizioni di vertice sarebbe fondamentale per assicurare una crescita sostenibile dell’economia e uscire finalmente dalla crisi.

Non resta che una conclusione. Le donne devono convincersi del proprio valore e ricordarsi chi sono. La differenza decisiva tra supereroi e supereroine, infatti, non è l’obbligo della scelta, ma il rapporto con la propria identità. Se il maggiore pericolo per i supereroi è che venga svelata la loro identità segreta, per le supereroine è quello opposto di dimenticare la propria identità: quella di donne dotate di superpoteri.

Firenze – TEATRO DI RIFREDI, 1 aprile 2016

Lorena Vallieri

WONDER WOMANscritto, diretto e interpretato da Antonella Questa, Giuliana Musso, Marta Cuscunà.

Elementi scenici: Francesca Laurino; costumi: Susanna Guerrini, Antonio Musa; luci: Erika Borrella, Daniele Passeri, Claudio Parrino. Produttore: La corte ospitale.