Si entra in sala e Leonardo Capuano sta seduto nella penombra e guarda gli spettatori che si accomodano in sala, si tratta di un debutto affollato e il pubblico si siede anche dove non si potrebbe farlo.

La magia del teatro, con l’abbassarsi delle luci, fa sì che il brusio di sottofondo svanisca per lasciare spazio alla performance.

Ci si trova davanti ad un uomo vestito da donna che pronuncia parole in modo difficoltoso e che riesce a divertire e commuovere nello stesso momento.

Leonardo Capuano in “Elettrocardiodramma” indaga aspetti dell’umanità difficili da trattare: parla l’alter ego dell’attore e, attraverso di lui, prendono vita numerosi altri personaggi che coinvolgono da subito lo spettatore in un viaggio delirante ma verosimile.

Si passa dalla richiesta di una medicina, che possa far raggiungere a chi la assume una condizione di equilibrio e stabilità, al tentativo di un suicidio collettivo, che non potrà funzionare.

Oltre alle figure famigliari della madre e dei fratelli vengono coinvolti anche Fernando Alonso e Satana che alimentano l’assurdità del racconto.

La prova d’attore di Capuano è memorabile: si alternano scene intime e statiche a momenti di dinamicità frenetica, il tutto illuminato da un sapiente gioco di luci di Corrado Mura.

Si affronta il disagio psicologico non con pietismo o distacco ma con ironia e tenerezza. Manca un susseguirsi logico e consequenziale tipico dell’evoluzione di una storia eppure si ha l’impressione che tutto quello che si poteva trasmettere, nella follia e nelle risate, è arrivato alle orecchie ed all’emotività dello spettatore.

Roma, teatro Argot, 27 gennaio 2015

Erika Morbelli

Leonardo Capuano

ELETTROCARDIODRAMMA

di e con Leonardo Capuano

assistente alla regia Elena Piscitilli

luci Corrado Mura

una produzione 369gradi / Armunia