Mauro Astolfi e Spellbound Contemporary Ballet sul palco del Teatro Verdi di Firenze.

Il successo mondiale “Carmina Burana”, realizzato da Spellbound Contemporary Ballet, su coreografie di Mauro Astolfi, arriva al Teatro Verdi accompagnando il pubblico fiorentino in un passato lontano e misterioso.

12 MODUn soggetto oscillante tra l’alto e il basso, fluttuante in un’epoca di mezzo, il Medioevo, periodo così profondamente poco conosciuto da apparire oscuro, buio, onirico. Eppure ciò che ad un primo studio sembra enigmatico, alla seconda e attenta lettura si rivela tutt’altro. Nel Medioevo il sapere era appannaggio dei monaci che custodivano, creavano, distruggevano, tra le mura dei monasteri, la cultura. I libri potevano essere scritti o bruciati, ma le parole che si trovavano al loro interno rimanevano impresse nella memoria di chi animava il mondo al di fuori delle abbazie, di chi viveva nelle piazze, nelle strade, di chi poteva raccontare e tramandare quelle parole che, oggi, sembrano perdute. Del resto, anche allora, l’etica sembrava fatta per essere trasgredita: ciò che doveva essere distrutto rimase soltanto nascosto. L’arte dell’epoca non consisteva soltanto in pale d’altare e madonne, ma si sviluppava in una cultura orale, poetica, ispirata a quei piaceri che erano stati dei greci e dei latini. L’amore era tra i soggetti favoriti: si intende un amore, più che platonico, passionale, sessuale, fatto di istinti primordiali eppure sempre attuali.

Proviamo a chiudere gli occhi e immaginare le note di “O Fortuna” di Carl Orff: nel buio, tutto prende forma. Quello dello spettacolo di Astolfi è un inizio forte, travolgente, capace di rapire gli spettatori e rinchiuderli in un mondo che di onirico ha solo il fatto di essere lontano nel tempo. “O fortuna” è un brano in tonalità minore e tale rimane per tutta la sua durata, tranne che nel finale, in cui la melodia modula in tonalità maggiore; ciò che è cupo è destinato a diventare arioso, aperto, chiaro. Quello che sembra un passato buio come un tunnel senza uscita è, in realtà, un binocolo puntato su una realtà caratterizzata da festa e spensieratezza, quella dei paeselli medievali, colorati di strutture lignee deputate, sistemate nelle piazze per inscenare spettacoli, in tempo di festa o in tempo quotidiano, quando il ritmo della vita era scandito da rituali, balli e divertimenti popolari. Il coreografo sceglie una scenografia semplice ma simbolica. Un tavolo che gli interpreti spostano e capovolgono, dando l’idea di una forza di gravità beffarda, e un armadio, porta di accesso dall’oscurità alla luce, dai monasteri alla piazza, dalla tonalità maggiore a quella minore. Ma l’armadio è anche un nascondiglio vero e proprio, in cui celare vizi e peccati che non possono uscire allo scoperto, ma che neanche possono venire meno. La danza contemporanea è la chiave della narrazione, la lingua non parlata che rende l’idea della cultura goliardica. I ballerini sono evidentemente preparati fisicamente e anche psicologicamente, nell’uso dello spazio, del proprio corpo e del soggetto narrativo come nucleo per uno spettacolo che è visivo, e che, come tale, deve anche allietare gli occhi. Il Medioevo, tanto pesante sui libri, sul palcoscenico diventa accattivante. È una scoperta storica fatta attraverso l’arte, perché è dell’arte che quel pezzo di storia si è nutrita a suo tempo. I Carmina Burana sono l’essenza di un’epoca che ha voluto nascondere la propria stessa essenza e che, secoli dopo, con la danza contemporanea, con Mauro Astolfi e Spellbound Contemporary Ballet, sembra destinata ad esternarsi con successo.

Firenze – TEATRO VERDI, 21 dicembre 2015.

Benedetta Colasanti

CARMINA BURANA – Regia e coreografie: Mauro Astolfi; interpreti: Fabio Cavallo, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza, Giuliana Mele, Claudia Mezzolla, Cosmo Sancillo, Violeta Wulff Mena, Erika Zilli; musiche: Carl Orff, Antonio Vivaldi, Ecce Torbit Probitas; disegno luci: Marco Policastro; scene: Stefano Mazzola; direzione generale: Valentina Marini; produzione: Spellbound Contemporary Ballet.