Interviste: Giorgio Camandona e Maurizio Colombi a Firenze con il nuovo allestimento del musical.

Il Teatro Verdi di Firenze, con il suo cartellone ricco di musical, attende l’arrivo della favola di Peter Pan, raccontata attraverso gli occhi del regista Maurizio Colombi e del nuovo interprete Giorgio Camandona. Il musical riserva divertimento, sorprese e un pizzico di magia.

Maurizio Colombi è un talento poliedrico che ha scoperto il mondo del musical quasi per caso, come un incrocio raggiunto durante il suo cammino artistico, come il punto di convergenza delle varie discipline che lo appassionano: «il musical è una forma di teatro, ormai lo abbraccio da tanti anni con amore» dice il regista, «mi piace tutto il teatro, ma ho incontrato il musical: è un caso della vita. Ne sono felice perché è una forma spettacolare molto italiana». Dopo dieci anni di successi, “Peter Pan” di Colombi è ancora sulla cresta dell’onda: «”Peter Pan” è una continua riscoperta. Il 2006, il tempo del debutto, fu un periodo molto fortunato: il mio musical ottenne molti premi e incassi. La regia è sostanzialmente la stessa, somiglia a un cartoon: la tastiera suonata dal vivo imita i rumori; ma ogni volta aggiungo qualche piccola novità, come Trilli che vola sulle teste degli spettatori: si tratta di un drone ma è percepito come un punto di luce. Adoro coinvolgere il pubblico, di solito faccio scendere i personaggi dal palco, o ne faccio arrivare altri dalla platea; cerco sempre di rompere la quarta parete con qualche marchingegno. È impegnativo, ma mi permette di creare interazione». “Peter Pan” è una storia per bambini, ma Colombi vede in essa qualcosa di utile anche per gli adulti: «Dietro “Peter Pan” c’è un mondo, un sotto testo fantastico e psicologico; ma ritengo che a colpire il pubblico sia l’atmosfera che si crea in teatro. Durante la visione di un musical ci si commuove per le cose più superficiali: volare, amare, credere nelle fate. I bambini non esitano quando sono invitati a urlare “io credo alle fate”, gli adulti inizialmente sono intimiditi, ma poi si alzano e urlano anche loro. Un consiglio per il pubblico di Firenze? Divertitevi! Adoro i fiorentini a teatro perché sono fuori dagli schemi: prima sono diffidenti, poi esplodono di gioia e fanno baldoria».
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Nel musical, la perfezione tecnica non è l’unico ingrediente: «Io non raggiungo mai la perfezione tecnica. Sono bravo a scrivere, soprattutto per i bambini; da piccolo avevo molti libri di fiabe e li adoravo, adesso scrivere le fiabe è la cosa che preferisco fare in assoluto. Sono storie già esistenti: le riscrivo e le metto in scena senza perfezione; il mio scopo è emozionare e per farlo mi serve l’ingrediente magico». Un ingrediente che Colombi trasmette al suo cast: «Quando inizio una regia, raduno i ragazzi e dico loro: “ci rendiamo conto che stiamo giocando, vero?”. Non si può prendere seriamente il teatro: ci sono gli incassi, la fatica, l’impegno, ma prima di tutto c’è la passione per il nostro mestiere, la voglia e il dovere di far divertire: fortunatamente non stiamo facendo guerra, né discutendo per i destini del mondo». Per la nuova messinscena, un nuovo Peter Pan, Giorgio Camandona: «è proprio bravo. Fare Peter Pan è difficile, non è un bambino, non è un adulto, non riesce a innamorarsi, per lui vale il qui e l’ora. Giorgio era l’unico all’altezza ed è forte, soprattutto nel canto».

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Camandona non se lo aspettava: «è stata una vera e propria doccia fredda: ho dovuto lasciare “Grease” in pochissimi giorni per buttarmi in questa nuova avventura nell’isola che non c’è»; tra «felicità» e «un pizzico di paura», Giorgio, amante della danza e del canto fin da bambino, è diventato il nuovo Peter Pan, successore di due grandi interpreti, Manuel Frattini e Massimiliano Pironti: «Non mi sento simile a loro; penso che ogni artista sia per natura diverso da tutti gli altri. Li ho osservati svolgere il loro lavoro e certamente abbiamo in comune la serietà e la generosità nei confronti del pubblico, che è il nostro vero migliore amico». Anche per Camandona il musical ha l’obiettivo, in primis, di emozionare, anche per lui “Peter Pan” è qualcosa di più di una fiaba: «è una provocazione: invita a essere responsabili, tuttavia senza mai prendere la vita troppo sul serio. Sono onorato di essere il paladino di questo motto di vita! Credo di essere un Peter fedele alla tradizione, ma metto del mio nel personaggio, voglio arrivare al pubblico attraverso il coraggio ma anche tramite la sensibilità e l’amore».

Benedetta Colasanti