Riflessioni su un impegnativo tema etico nello spettacolo di Francesca Garolla

Forse siamo vittime di pregiudizi iconici. Francesca Garolla ha trentadue anni, ma ne dimostra dieci di meno. È minuta, bionda, la pelle chiara, un porgere discreto; è graziosa, ma non appariscente. La si incontra spesso nella sede del Teatro i di Milano; qualche volta, all’ingresso della sala, è lei a strappare i biglietti ma, oltre a condividere da tempo, con Renzo Martinelli e Federica Fracassi, la direzione artistica del teatro, è autrice e dramaturg. Tuttavia, vederla sulla scena in Tu es libre – lei che, tra l’altro, si dichiara non attrice – spiazza un po’.

Ma si direbbe che lei stessa, da autrice, sia consapevole di questo spiazzamento e, con una sorta di intelligente autoironia, si sia cucita addosso, nello spettacolo, un ruolo su misura: una sorta di personaggio coro, un osservatore a un tempo esterno e coinvolto, che alternativamente indossa e si toglie una vistosa cuffia auricolare. In quel ruolo si misura con un argomento di quelli da “far tremare le vene e i polsi”. Perché, detto in sintesi, il tema che affronta è quello del libero arbitrio.

© Laila Pozzo

Partiamo dal titolo, che non è un vezzo francofono (anche se un po’ più di francese, che bilanciasse l’invasiva moda anglofona, non guasterebbe), ma deriva dal fatto che il testo nasce da una residenza presso la Chartreuse di Avignone, dove lo spettacolo ha debuttato come lettura, appunto in francese.

Già prima dell’attentato nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, Francesca concepisce l’idea di un testo sul tema della libertà di scelta, e decide di trattarlo in una situazione estrema, quale l’adesione a un movimento terroristico. E lo rappresenta in un contesto non condizionato da fede religiosa, né da sofferenza sociale, ma in una normale famiglia della media borghesia francese. È in questo ambiente che la giovanissima Haner (nome che le deriva da una radice del nome greco “Andromaca”) decide di fuggire da casa, probabilmente per andare a combattere in Siria.

Il rischio di una trattazione didascalica, in forma di reportage televisivo, è esorcizzato da una drammaturgi e una regia che, anche grazie a felici espedienti luministici, sonori, a un articolato utilizzo dello spazio scenico e della essenziale scenografia, riesce a dare consistenza e spessore teatrale a quello che poteva ridursi a un interessane, ma astratto dibattito filosofico o morale.

Nelle dinamiche relazionali del gruppo familiare, costituito da padre, madre e la figlia, percepiamo quella sorta di affettuosa incomprensione, che tanto spesso caratterizza i rapporti fra genitori e figli. Emblematica, a questo proposito, una suggestiva citazione figurativa delle Pietà rinascimentali (o forse anche un ricordo del film Sussurri e grida, di Ingmar Bergman), ove la madre, a seno nudo, accoglie simbolicamente la figlia in grembo, come per allattarla.

@Simona Bassi

Al titolo si sarebbe tentati di aggiungere un punto interrogativo, e leggerlo: “[Ma] tu sei [davvero] libero (o libera)?” Una domanda intrigante, non estranea, credo, allo spirito del testo e alla quale, come tutte quelle che vale la pena di porsi, è arduo dare una risposta univoca.

La serie di apparenti falsi finali che chiudono lo spettacolo, si direbbe voglia sottolineare la difficoltà, se non l’impossibilità, di rispondere ad un’altra domanda, non meno impegnativa e angosciosa, che sul finale, in un gioco di teatro nel teatro, Francesca, uscendo dal personaggio, si pone in modo esplicito: quanta libertà siamo disposti a tollerare?

 

Claudio Facchinelli

 

Tu es libre, di Francesca Garolla.

Regia e scene di Renzo Martinelli; con Liliana Benini, Maria Caggianelli, Francesca Garolla, Viola Graziosi, Alberto Malanchino, Alberto Onofrietti
Testo realizzato in residenza a la Chartreuse-CNES, all’interno del Programme Odyssée – ACCR – avec le soutien du Ministère de la Culture et de la Communication. Produzione Teatro i con il sostegno di NEXT – Laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo – ed. 2017/18

 

Visto al Teatro i di Milano il 17 novembre 2017

 

In scena fino all’11 dicembre 2017