L’autunno apre le sue porte con il cartellone teatrale dell’anno 2016/2017.

Il Teatro di Cestello è pronto per intraprendere un nuovo viaggio, con tanti nuovi ospiti, temi e proposte. La stagione teatrale, che inizierà a ottobre, è anticipata dal “Capriccio italiano Festival” (3-22 settembre), già in corso e curato da FISAR in collaborazione con il Comune di Firenze e con l’Orchestra Nazionale Artes; è un evento da non perdere per gli amanti della musica e del vino e per i curiosi.

Il vero e proprio cartellone 2016/2017 sarà inaugurato il 13 ottobre 2016 con la commedia “Gallina Vecchia”, scritta da Augusto Novelli e prodotta da Es Teatro. Seguirà “Finché vita non ci separi, ovvero W gli sposi”, prodotto da Pragme Srl, con Giorgia Trasselli ed Enzo Casertano. Un teatro dedito soprattutto alla prosa, come quello del Cestello, lascia nuovamente un largo spazio alla commedia, genere che fa divertire stimolando riflessioni e spaziando tra argomenti diversi, accomunati dal fatto che caratterizzano il nostro quotidiano. Non possiamo che sorridere di fronte al titolo proposto da Teatro a Manovella: “Consigli per apparire a proprio agio in ascensore” (di e con Leonardo Venturi), manuale di consigli utili ma che nessuno si azzarderebbe mai a chiedere. O ancora, in prima nazionale, “Chi ha incastrato Mary Poppins”, messinscena di Marco Predieri, e “Alti e bassi”, scritta e diretta da Paola Tiziana Cruciani, frase che, la maggior parte delle volte, risponde a una delle domande più comuni: come va? La commedia è ancor più vivace se musicale; utilizzano la musica, generatrice di atmosfere e di emozioni, Donatella Lamprese in “Encuentro: la notte che Borges incontrò Gardel”, accompagnata da Marco Giacomini alla chitarra, Piero Venè con “La vedova in nero”, Marco Cavallaro e Claudia Ferri in “That’s amore”, Francesco Nunzi e Marco Simeoli in “Roma Napoli, un’ora di treno per mille racconti”.

La Compagnia Stabile Teatro di Cestello affronterà generi e temi diversi, dalla commedia “Il clan delle vedove” di Ginette Beauvais Garcin, a “Rumors” di Neil Simon, a memorie storiche riguardanti Firenze che, in uno dei suoi quartieri più antichi, San Frediano, dà dimora al Teatro di Cestello: “4 novembre 1966, aiuto l’alluvione” scritto da Oreste Pelegatti e diretto da Marco Predieri, in ricordo della disastrosa alluvione che cinquant’anni orsono colpì la città, e “Firenze 1865-1915”, scritto da Loretta Bellesi Luzi e diretto da Marcello Ancillotti, immersione nel dramma delle guerre mondiali. La Compagnia del Cestello si cimenterà anche in un’operazione di trasposizione, dal romanzo al teatro, con “Le sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi, nella riduzione di Oreste Pelegatti e Marcello Ancillotti. Nel nuovo cartellone le riprese sono molte: dai classici della Commedia dell’Arte come “La villana di Lamporecchio”, riadattata da Luigi del Buono e Marcello Ancillotti, a “Decameron – Le novelle proibite” diretta da Paolo Biribò e Marco Toloni, a “La zia di Carlo” di Brandon Thomas, che ci riporta alla Belle Epoque con la regia fortunatissima e replicatissima di Bruno Maresca, fino a “L’amante” del premio Nobel per la letteratura Harold Pinter, diretto da Massimo Alì. Passaggi dalla letteratura al teatro, ma anche dal cinema al teatro, con “Nel vero senso della vita”, di Bruno Magrini e Samuel Osman, e con “Amore mio aiutami”, creato da Matteo Vacca e Francesca Milani e liberamente ispirato all’omonimo film di Alberto Sordi. Altre due performances rimandano a un passato non troppo recente ma manipolabile attraverso il teatro: “Triangle – Storia di un omicidio”, che Leonardo Venturi ambienta in una New York del 1911, e “After Juliet” di Sharman Macdonald, una possibile prosecuzione della vicenda dei due sfortunati amanti shakespeariani e delle loro famiglie dopo la tragedia. Questi ultimi due lavori sfruttano, forse in maniera maggiore, la fantasia e la psicologia di autori e registi, che mettono in mostra, attraverso le loro opere, i propri temperamenti psicologici.

La psicologia è un altro tema che il cartellone del Cestello tocca: lo fa attraverso “Tipi – Recital comico antropolofico” di Roberto Ciufoli, che riflette sulla linea sottile posta tra caratteristiche fisiche e psicologiche, attraverso “Pandemonio – Non adatto alle vostre menti” di Marco Giavatto, uno studio sulla metateatralità, e “Processo a Pinocchio” di Andrea Palotto, con Cristian Ruiz e Luca Giacomelli, la psico commedia noir vincitrice, nel 2015, del premio miglior musiche originali Oscar del musical.

Ultimo, ma non per importanza, un capitolo sempre aperto sul libro della storia contemporanea, quello sulla donna e sulle donne, sul loro vivere in bilico fra felicità, fatica e sofferenza: ne parlano Fulvio Ferrati in “Donne nascoste. Ritratti di vite in bianco e nero”, viaggio nel mondo femminile, ispirato all’omonimo romanzo di Barbara Martini, e Donatella Alamprese in “Femme”, intreccio che coinvolge diverse grandi donne; ne parla anche, forse indirettamente, il titolo della performance firmata Elisabetta Salvatori: “La bimba che aspetta”, ispirata a una statua di marmo, a un’opera d’arte apparentemente fredda ma creata da un materiale che, sotto la pelle dei versiliesi, sembra vivo: pensiamo alle Alpi Apuane, alle cave di Carrara, all’estrazione di una risorsa naturale che è sostentamento e vita, ma che diventa, talvolta, anche opera d’arte, con cui e attraverso cui l’artista creatore comunica nei secoli.

Benedetta Colasanti