Lo spettacolo multisensoriale dell’artista belga inaugura Contemporanea Festival 2017.

In una società come la nostra, dove il rapporto con gli altri, ma anche con l’esterno e la natura, è sempre più mediato dai mezzi informatici e tecnologici, la decisione di inaugurare Contemporanea Festival 2017 con la prima nazionale di uno spettacolo multisensoriale come “In many hands” di Kate McIntosh assume un valore particolare. L’artista belga costringe il pubblico a diventare protagonista di una performance collettiva e partecipata la cui fruizione passa attraverso sensazioni fisiche indotte dal tatto e dall’olfatto. Lo sguardo ha infatti un ruolo decisamente secondario e se si ha la capacità di lasciarsi andare, si perde via via la concezione del tempo e dello spazio per immergersi in una sorta di sospensione puramente percettiva.

Per quasi novanta minuti si condivide una quasi imbarazzante vicinanza con i compagni di viaggio (possibilmente degli estranei, secondo il suggerimento della McIntosh), un contatto forzato che passa innanzitutto attraverso la consapevolezza della loro presenza accanto a noi. La prima silenziosa domanda che ci viene posta riguarda proprio le loro mani: come sono? Calde? Fredde? Umide? Morbide? Saranno loro, in fondo, a guidarci nella riscoperta puramente fisica del mondo minerale, vegetale e animale. A condizione che si sia capaci di vincere le nostre resistenze per abbandonarsi alla vibrante fisicità dei sensi.

Prato – TEATRO METASTASIO, 22 settembre 2017

Lorena Vallieri

IN MANY HANDS – Kate McIntosh. Prima nazionale.

Concetto e regia: Kate McIntosh; sviluppo in collaborazione con: Arantxa Martinez e Josh Rutter; presentato con: Lucie Schroeder. Suono: John Avery. Luci e tecnica: Joëlle Reyns. Direzione tecnica (tour): Koen De Sager. Produzione: Sarah Parolin e Linda Sepp.